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SUMMARY:VEDERE OLTRE MICHELE MATTIELLO
DESCRIPTION:L’esperienza della parola-elemento caratterizzante la condizione umana è giunta ben presto ad usura. La crisi del contemporaneo esprime proprio l’incapacità e/o l’impossibilità delle parole di comunicare la verità del Tempo\, e il significato profondo della Fine. \nL’opera fotografica di Michele Mattiello utilizza il dato visivo in modo nevralgico\, per dirigere lo sguardo su queste categorie interpretative della realtà: il fluire della vita\, i suoi drammi\, la relatività del Tempo\, l’ineludibile certezza della morte.                                                                  Il volto\, in particolare\, osservato in una luce buia che accende i tratti senza definirli mai del tutto\, trasforma lo spazio intorno nel nero enigmatico dell’esistenza. Essa rappresenta la materia prima della sua ricerca.  Se come dice  Armando González Torres -Ogni viso è un abisso\, e se lo guardi fissamente\, proverai vertigine-\, la poetica di Michele Mattiello non potrà che coinvolgere il lettore più attento.                       Il nostro sguardo diventa il luogo del divenire\, che chiede di essere riconosciuto e letto nella sua originaria e originale manifestazione.      I trittici aprono al confronto tra generazioni\, sottolineando il permanere di certi tratti somatici. Contemporaneamente affiora il valore dell’identità soggettiva e dell’appartenenza alla dimensione familiare\, che si ripete ancora e ancora\, guidata da una sorta di nostalgia dell’identico. L’Urlo si rifa’ ad un bisogno violento che si esprime attraverso gesti vibranti e instabili di liberazione. Nel privato dell’uomo il non detto si impone\, si eleva dalle viscere\, si presenta innanzi nel corpo nudo. L’io si rigenera con un viaggio a ritroso verso l’origine\, per esprimere il disaggregarsi  della barriera  dell’indicibile.                                            La morte ritratta non ha compito\, non è Memento mori o espressione della Vanitas ma puro dato di fatto\, destinazione e riflessione estetica. Niente altro\, niente l’Oltre. \nAlessandra Santin
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