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SUMMARY:ARTISTI A STATUTO SPECIALE
DESCRIPTION:ARTISTI A STATUTO SPECIALE \nFRIULI VENEZIA GIULIA \nBruno Aita\, Evaristo Cian\, Arianna Ellero\, Alessandra Lazzaris \n\nTutto ciò che è estetico \nè un elemento integrato e integrante \n della parte poetica della vita. \nE.Morin \n  \nRiflettere sull’importanza e la qualità di alcune ricerche artistiche presenti in un territorio è di per sé un’operazione complessa. Ha a che fare con processi in divenire\, con direzioni costantemente rinnovate e cariche di motivazioni ed energie soggettive\, che possono essere emblematiche anche di un sentire comune. Edgard Morin ci ricorda\, infatti\, che il sentimento estetico\, profondamente umano\, si fortifica e si sviluppa grazie anche a condizioni ambientali\, culturali e storiche. \nL’indirizzo\, la coerenza e il senso del lavoro di Bruno Aita\, Evaristo Cian\, Arianna Ellero\, Alessandra Lazzaris possono essere un modo per comprendere anche alcune specificità di un territorio di confine\, qual è quello del Friuli Venezia Giulia\, con le sue Lingue\, gli interessi e i caratteri\, le sue debolezze e le paure\, le utopie\, le domande e i desideri non sempre evidenti e solo raramente espressi. Alcune categorie della critica d’arte contemporanea hanno rappresentato i nodi concettuali dai quali si è partiti per leggere la complessa rete di relazioni entro cui i quattro artisti esprimono la loro poetica. Ciascuno concorre non già a rappresentare cose\, contenuti e narrazioni\, quanto a rivelare e rigenerare il pensiero\, il senso della propria e della nostra vita\, della lettura e  redenzione del Presente. \nTempo\, Emergenza e Urgenza guidano lo sguardo critico all’incontro con queste  quattro diverse interpretazioni del Contemporaneo. \nNella serie delle lamiere convesse\, che hanno reso famosa la sua raffinata arte industriale\, Bruno Aita incontra l’Uomo incapace di dialogare con una Natura ormai estranea. Ogni funzione vitale avviene attraverso maschere e guanti; grossi tubi-cordone ombelicale permettono il respiro in boschi saturi di fumi\, nella  luce buia e densa del giorno dopo. Bruno Aita ritorna alle forme della crisi dell’umano\, nel Tempo fermo e nello Spazio finito dell’oggi. \nL’inquinamento dell’aria rende più essenziale e forse più tagliente lo sguardo dell’artista\, che registra un fluire ininterrotto di istanti identici\, senza uscita\, in cui l’uomo si muove ignorando lo scopo. \nLa sceneggiatura di questi eventi minimali si riduce in lunghe campiture monocromatiche\, lucide e opache\, in cui sapienti velature evidenziano il pieno del nulla\, un eco\, il grido muto di una voce dal tono basso\, che ha perso la speranza. L’unica direzione di senso porta ovunque e in nessun luogo. \nPer Evaristo Cian l’arte è politica\, sempre. Nello spazio di ogni sua opera si rintraccia il gioco della rappresentazione storica\, filtrata dall’esperienza e dalla memoria. I suoi quadri ritraggono lo spazio del proprio studio\, illuminato da lampadine azzurre e faretti estensibili di metallo\, che conferiscono una dimensione scenografica/pop alla composizione. Sul cavalletto si trova spesso un foglio di carta\, attaccato con strisce di nastro adesivo. Sulla parete di fondo troneggia il lavabo sporco di colore.  Un ritratto a matita narra la storia di una prostituta o di una donna sola; di un cane sempre presente; di una casa colonica abbandonata; del gelso dormiente nel silenzio di certe giornate d’inverno\, quando niente sembra accadere.  Ogni opera è una visione esistenziale di relazioni concettuali e dialettiche tra elementi distanti. Ciascuna presenza è emergente e genera il senso. Ha in sé valore\, chiede rispetto\, è degna di attenzione amante. Ciascun elemento vuole essere riconosciuto per come è\, nella propria oggettività. Tutto si esprime nel respiro della cosa\, senza trascendenza; ciascuno è in un certo senso un medium d’immediatezza e configura un tratto di in-finito. \nLe opere che Arianna Ellero realizzate anche durante le performances\,  impegnano innanzitutto il suo corpo come strumento per allontanarsi dall’ovvio del quotidiano\, e rendere visibili quelle sottili linee di frattura che le consentono di far trasparire visioni inconvenzionali del reale. Le materie scolorite\, spalmate di getto o accarezzate con gesti lunghi\, offrono un primo effetto perturbante. \nLa cancellazione intenzionale delle forme e il richiamo a un caos primigenio\, difficilmente ricomponibile\, creano slarghi in cui affiora il respiro vitale di una Natura/Cultura colpevole/innocente. \nOgni gesto del corpo si ripete lungo direttici verticali che ricordano ai tempi odierni il rischio del disastro ecologico\, il silenzio e la libertà del vuoto\, l’ombra enigmatica del bello. L’artista getta fasci energetici sulla radura dell’essere\, per permettere lo svelamento\, l’apertura verso l’astrazione in un universo di significati costitutivi l’interiorità e il rappresentato. Arianna Ellero riconosce le profonde relazioni esistenti tra bellezza-ritmo-piacere e sconfigge con interventi minimali i limiti dell’inesprimibilità. \nDialoga con l’impossibile Alessandra Lazzaris\, quando chiede all’acciaio inossidabile\, materia quanto mai satura di peso\, potenza\, durata\, di rappresentare la leggerezza del vuoto e di arrugginire. \nI suoi Specchianti sono volumi che evocano il nulla contrapponendosi al pieno della materia compatta e impenetrabile. Essi compiono una rivoluzione concettuale che va indagata a partire dall’analisi dell’esperienza di vuoto che ha a che fare con le operazioni del pensiero e con l’esperienza della meditazione. \nNon indagano il dualismo materia/antimateria ma riflettono\, invece\, sulla possibilità di interpretare il vuoto e l’assenza come esperienze concettuali che chiamano in causa la trascendenza\, perché si lasciano abitare da ogni cosa\, per la durata necessaria al silenzio e alla luce presente. \nIl vuoto pare più temporale che spaziale è\, infatti\, presto abitato\, specchiando e dislocando tutto ciò che lo circonda. Le forme e le dimensioni del luogo che ospita gli Specchianti\, venendo incluse\, aprono a nuove possibilità dialettiche. \nIl “fare vuoto” di Alessandra Lazzaris non toglie sostanzialità e permanenza alle cose\, ma crea le condizioni perché appaiano nuove testimonianze-esperienze del nulla che appare\, scompare\, arrugginisce\, includendo la durata e sconfiggendo il Tempo.  (Si ha un bell’aprire porte e finestre per fare una casa\, l’utilità della casa dipende da ciò che non c’è. capitolo XI del Daodejing) \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nAlessandra Santin \n12.04.2019
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