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SUMMARY:Olimpia Biasi
DESCRIPTION:Chiostro tintorettesco\, Venezia. Pomeriggio d’incanto. Sangue fuoco aria terra  i teleri perfetti di Olimpia Biasi.   E le garze  e le trasparenze che cullano insetti e animali nella brezza del tardo pomeriggio mentre le parole della curatrice Alessandra Santin risvegliano passioni segrete per  un inedito medioevo  al femminile\, luminoso e alto. \nVENEZIA – Il Chiostro della Madonna dell’Orto ha ospistato dal 1 al 15 maggio la mostra della  pittrice trevigiana Olimpia Biasi che ha commentato il Libro delle creature di Hildegard Von Bingen formulato agli albori del Medioevo. Il mondo della badessa tedesca è un miscuglio di astrattezza e concretezza congeniale all’artista\, da sempre impegnata in temi ecologici. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nUsando tecniche diverse\, dalla pittura\, alla grafica\, alle installazioni\, il mondo metafisico e insieme scientifico di Ildegarda viene interpretato e indagato per farne un recupero ideologico e poetico. Il nesso tra sapere e fare\, intrinseco nella pratica delle tecniche artistiche\, soprattutto al femminile si immedesima perfettamente sui testi di Hildegard. Lo zolfo\, il sangue\, il fuoco\, l’aria\, ma anche le garze brulicanti di insetti\, il lupo e il caprone\, le erbe aromatiche\, il gufo.. trovano una identità anche nella cosmogonia mentale dell’artista e nella sua costante attenzione al mondo naturale\, come pratica concreta. Allestimento e presentazione a cura di Alessandra Santin. \nOlimpia Biasi\, trevigiana\, si è formata a Venezia con i maestri dello Spazialismo\, Bacci e Gaspari.  Dal 1972 espone in personali e collettive in Italia e all’estero (Sudamerica\, Stati Uniti\, Giappone\, Cina\, ex Yugoslavia\, Francia\, Svizzera\, Ungheria…). E’ presente in collezioni pubbliche e private. Ha partecipato alla 54° Biennale di Venezia\, Arsenale. E alla 55° Biennale (manifestazione collaterale). Attualmente lavora con materiali di riciclo\, eseguendo installazioni che hanno come tema l’energia pulsante della natura e le sue implicazioni letterarie e poetiche. \n  \nArticolo tratto da: http://www.ilgazzettino.it/nordest/treviso/libro_delle_creature_ildegarda_von_bingen-1703716.html
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SUMMARY:POPE FORMA E COLORE
DESCRIPTION:La Fondazione ha dato sostegno alla Finissage Mostra POPE “Forma e colore”  curatela di Alessandra Santin. Visita guidata della chiesa dell Madonna dell’Orto di Venezia e concerto del complesso vocale-strumentale “Antonio Lotti” di Venezia. \nChiesa della Madonna dell’Orto Chiostro Tintorettiano di Venezia 3-18 Maggio 2014.
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SUMMARY:TOPPAZZINI\, i Frammenti del Tempo
DESCRIPTION:La Fondazione Giovanni Santin Onlus ha dato il suo sostegno alla mostra di Toppazzini\, “Venezia Frammenti del Tempo” \, con curatela di Alessandra Santin\, che si è svolta presso il chiostro della Madonna dell’Orto di Venezia dall’11 aprile 2015 al 22 Aprile 2015. \nANGELO TOPAZZINI \nVenezia. I Frammenti del Tempo. \nIl mutamento continuo e la mancanza di stabilità che caratterizzano il nuovo Millennio\, scandito da eventi straordinari e dal ritmo frenetico del quotidiano\, rappresentano la dimensione poetico-esistenziale di Angelo Toppazzini\, che nella mostra di Venezia\, negli spazi prestigiosi del Chiostro Tintorettiano\, trova coincidenze e suggestioni particolari. \nLe infinite manifestazioni del presente\, che troppo velocemente si dissolvono\, sembrano potersi stabilizzare sul muro di mattoni e sul cemento\, non più materiali indifferenziati ma luoghi capaci di ospitare con continuità e nel tempo la storia dell’uomo. in tutta la sua varietà e verità. Venezia nei suoi muri\, nei chiostri\, nelle sue calli\, nelle opere d’arte\,… raccoglie i riflessi  della Storia\,  i frammenti che Angelo Toppazzini registra e conserva come immagini e come visioni\, salvandole dalla dimensione liquida del presente. \nÈ di cemento il video che entra incessantemente nelle nostre case; sono di ferro il cellulare e i suoi giochi visivi; le foto e la memoria; i pezzi di lettura che ospitano gli ultimi lacerti del giornale di ieri e della vita di oggi. La materializzazione operata dall’artista\, nelle cementificazioni e sulle lastre di ferro arrugginito dal salso\, ripropone il desiderio di una pace interiore prima che esteriore. \nQuando i linguaggi digitali della multimedialità interrompono la realtà e accelerando la progressiva “perdita dei contorni” influenzano la “perdita di significati e di valori”\, l’arte di Toppazzini disvela e solidifica. Attraverso la pittoricità della sua scultura egli registra quelle relazioni nella quali l’uomo di domani potrà ancora riconoscersi come autore e spettatore\, vero protagonista consapevole. Immerso poeticamente nella complessità del mondo visivo Angelo Topazzini ricorda il respiro originario di ciascuno\, la forza della Storia\, il farsi silenzioso della Natura nel susseguirsi ritmico degli anni e delle stagioni. Egli intravede le conseguenze spesso imprevedibili delle scelte di oggi\, le possibilità insite nei pensieri\, nelle emozioni e nei saperi. \nTutte le relazioni\, che intercorrono tra le immagini e la materia\, tra la fissità delle calli e la vitalità dell’acqua marina\, sono ricondotte all’uomo\,  restituite al presente del suo tempo in cui è sempre l’assenza che canta\, che chiama\, che interpella. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nLe opere più recenti di Angelo Toppazzini esprimono un nuovo bisogno di pacificazione\, di incontro e dialogo.\nLa sfera\, in particolare\, simbolo di una sintesi perfetta tra tensione ed equilibrio\, ferita e sutura\, ha assunto in sé questo compito di rivisitazione e superamento della distruzione\, per esprimere una bellezza rinnovata e duratura. Posta nello spazio del Chiostro essa determina una direzione dello sguardo e la circolazione nello spazio. Orienta l’andamento di ciascuno nel luogo espositivo. \nLa corrente di movimento si fa più fluida e liquida per  ricondurre ciascuno là dove l’artista desidera ritornare\, nel principio vitale in cui ogni elemento concatenato detta il ritmo\, l’interpretazione e il respiro. Il comprendere torna ad essere azione ed assunzione di un punto di vista  mobile e soggettivo\, condiviso dal “flusso” che pone in atto una comunione. \nAngelo Toppazzini\, nella cura dell’esposizione che definirei per certi aspetti Installazione\, ricrea un legame di contatto che qualifica lo spazio e ripropone in esso il senso dell’armonia vitale. Il nostro sguardo è chiamato alla lettura in forma di canto\, seguendo il susseguirsi delle opere come fossero onde\, note di partiture musicali che riflettono i frammenti della Storia. \nA Venezia più che altrove essa si sedimenta sui muri per narrare ancora\, per dire di nuovo\, per rivedere un futuro di pace possibile. \n  \nAlessandra Santin
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