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SUMMARY:SEBŐK ÉVA
DESCRIPTION:Sebők Éva  nasce nel 1954 a Szentgothárd. \nNel 1978 si diploma al Teacher Training College di arte di Pécs. \nEspone in importanti gallerie di Budapest\, quali  Studio Gallery nel 1987\, la Nest Gallery nel 1994 e molte altre\, diventando presto artista di fama\,  partecipa a mostre internazionali come all’ International Exhibition Acquerello\, Sinaide Ghi Foundation a Roma e nel 1991 “Metafora” alla Pécs University College Gallery di Kennesaw\, Atlanta\, Stati Uniti d’America. \nNella sua prima mostra personale fotografica presenta dei lavori di ritrattistica con un genere di reinterpretazione specifico\, basata su immagini fisse di video e sistemi di reti ingrandite di ritratti di noti pittori futuristi. I dipinti sono foto sfocate che ricordano le piccole linee dei pixel\, le linee sono sfocate e i colori scorrono gli uni sugli altri\, come una trascrizione dinamica di un video. Oltre a ritratti\, nei suoi dipinti\, troviamo immagini di particolari architettonici avvolti da un effetto nebbioso che li rende misteriosi. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nSebők Éva  nasce nel 1954 a Szentgothárd. \nNel 1978 si diploma al Teacher Training College di arte di Pécs. \nEspone in importanti gallerie di Budapest\, quali  Studio Gallery nel 1987\, la Nest Gallery nel 1994 e molte altre\, diventando presto artista di fama\,  partecipa a mostre internazionali come all’ International Exhibition Acquerello\, Sinaide Ghi Foundation a Roma e nel 1991 “Metafora” alla Pécs University College Gallery di Kennesaw\, Atlanta\, Stati Uniti d’America. \nNella sua prima mostra personale fotografica presenta dei lavori di ritrattistica con un genere di reinterpretazione specifico\, basata su immagini fisse di video e sistemi di reti ingrandite di ritratti di noti pittori futuristi. I dipinti sono foto sfocate che ricordano le piccole linee dei pixel\, le linee sono sfocate e i colori scorrono gli uni sugli altri\, come una trascrizione dinamica di un video. Oltre a ritratti\, nei suoi dipinti\, troviamo immagini di particolari architettonici avvolti da un effetto nebbioso che li rende misteriosi.
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SUMMARY:Damson
DESCRIPTION:La Fondazione Giovanni Santin Onlus\, vuole ricordare il contribuito alla realizzazione della Mostra di Damson\, nota artista Australiana che si è tenuta presso Palazzo Sarcinelli dal 27 Ottobre all’8 Dicembre 2013\, attraverso la critica di Alessandra Santin: \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n“è una mostra molto forte\, intensa di matrice concettuale che analizza il rapporto che l’uomo contemporaneo ha innanzitutto con il proprio corpo e con il tempo che scorre dal momento della sua nascita fino al momento della sua morte. E’ una tematica molto dura\, che l’artista tratta a partire dalla propria esperienza femminile di vita che prende forma all’interno della propria natura.\nIl sangue che Damson utilizza per le sue opere è un sangue femminile\, l’unico sangue non violento\, che l’artista utilizza proprio per denunciare e far comprendere come nella vita il rapporto col tempo\,la crescita\, la fecondazione\, la maturazione passi attraverso questa ciclicità del sangue\, che rappresenta anche la libertà e la volontà della donna di emanciparsi\, di liberarsi e di realizzarsi nella sua dimensione femminile di madre. E’ una madre che dando alla vita dà anche alla morte.\nDamson è attenta anche al mondo dell’infanzia\, quella non dorata dell’occidente contemporaneo\, anzi il bambino risulta violato nella sua leggerezza\, verginità senza per questo dover essere avvicinato dal mondo terribile della pedofilia. Per l’artista anche un’immagine violenta\, la televisione\, i colori troppo accesi\, la volgarità di alcune manifestazioni\, rappresentano una forma di violenza che il bambino subisce e in qualche modo gli impedisce di crescere liberamente nella sua aspirazione di gioia\, di felicità e anche di difficoltà nella crescita. Quindi è una bambino che non sa più giocare\, più relazionarsi e che chiede invece proprio alla figura poetica e alla dimensione materna di essere salvaguardato attraverso la bellezza nel processo della crescita. \nAltri elementi caratteristici della poetica di Damson sono l’utilizzo dell’abito\, l’abito rituale che accompagna le fasi della vita della donna\, quindi l’abito da sposa\, l’abito della prima comunione\, del battesimo\, c’è sempre un bianco virginale che viene in qualche modo toccato nel percorso della crescita della persona in alcuni momenti specifici. Quindi tutto il rito e la simbologia rientrano fortemente in queste opere d’arte concettuale e servono proprio per dare la forza al senso del tempo; un tempo non cronologico\, non solo un tempo razionale\, cognitivo\, ma piuttosto cadendo da questo tempo\, a cui l’artista da un’accezione positiva di caduta che serve alla donna per liberarsi ed accedere ad un volo\, ad una liberazione\, ad una leggerezza anche calviniana che ricorda come nella nostra cultura c’è bisogno anche di questo.\nIl tempo della vita è anche un tempo brevissimo\, la farfalla\, la linea brevissima del tempo\, la presenza di richiami puntuali come il teschio o comunque la morte stanno a significare e a segnare il tempo forte della vita poetica di quest’artista\, che arrivando dall’Australia ha portato certamente uno sguardo esterno\, uno sguardo\, uno sguardo “altro”\, ma che serve alla nostra cultura per conoscersi e all’uomo di oggi per comprendersi e per dare senso e significato alla propria esistenza…\n\nhttps://www.youtube.com/watch?v=iJrmClYg3s4
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SUMMARY:SZÉKÁCS GYÖNGYVÉR
DESCRIPTION:Székács Gyöngyvér \nSzékács Gyöngyvér  nel  2005 si è diplomato al Moholy-Nagy Università di Arte e Design dipartimento comunicazione visiva di arti grafiche. \nAttualmente vive e lavora a Valencia. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:OTTÓ LÁSZLÓ
DESCRIPTION:Ottó László ( Pecs 30 ottobre 1966) è uno dei rappresentanti di spicco della pittura geometrica ungherese\, concreta\, costruttiva internazionale anche conosciuta come arte creativa. \nNasce il 30 ottobre 1966 a Pécs\, da madre sarta e padre insegnante e pittore. Durante l’infanzia mostra il suo amore verso il disegno e gli strumenti di pittura\, influenzato dall’arte di Victor Vasarely. Tuttavia approfondisce le sue conoscenze e abilità artistiche durante gli studi universitari presso la Facoltà di Architettura. \nNel 1986 esilia per un anno a Göppingen vicino a Stoccarda. Al suo ritorno si iscrive all’università ma è sempre attirato da una vita più libera e dedita al lavoro. Infatti nel 1989 lascia gli studi e tornando da suo padre ai piedi dei monti Mecksek inizia a dipingere paesaggi\, provando varie tecniche. \nAll’inizio degli anni ’90 hanno un grande impatto nella sua ispirazione gli artisti Gyarmathy Tihamér e Attila Kovacs. Anche se a poco a poco cambia orientamento dei suoi studi di storia dell’arte verso Vasarely\, Mondrian e Mark Rothko. \nNel 1994 si avvicina agli scritti di Hamvas e la sua visione del mondo viene profondamente ridisegnata. La visione Zen della vita del Buddismo e l’amore per la cultura giapponese diventano punti cardine della sua arte. I suoi dipinti maturano nell’atmosfera spirituale. Dopo aver letto i saggi di metafisica di Hamvas ampia la sua ricerca verso altre religioni per una comprensione diversa della visione del mondo. La sua pittura viene rivista attraverso questi filtri\, con una ricerca dell’immagine geometrica come fulcro. \nDal 1995 parallelamente alla prima pittura moderna e geometrica ungherese studia anche Imre Bak e Stephen Nadler che lo influenzano particolarmente. \nNel 1998 esprime un particolare stile di immagini in bianco\, geometria simmetrica con spigoli vivi e sfocati\, con un principio compositivo di effetto meditativo. \nDal 2001 mostra i suoi dipinti in diverse gallerie\, dove i collezionisti nazionali si appassionano rapidamente alle sue opere. \nNel 2002 si trasferisce per un anno in Giappone e questa cultura esercita una forte ascendenza sulle sue opere. \nNel 2005 torna a Budapest\, viaggia molto\, visitando Germania e Svizzera alla ricerca di nuove tecniche e materie prime per la pittura acrilica. \nDal 2006 si trasferisce a Düsseldorf. \nViaggia molto\, visita gallerie\, musei e si dedica allo studio delle arti contemporanee. la pittura monocromatica\, le nuove tecniche di arte costruttiva col cemento\, il minimalismo\, questa ricerca apre una nuova visione verso una sorta di chiarezza. \nDal 2012 torna nuovamente a Budapest\, dove inizia un periodo fertile di studio\, reinterpretando l’arte popolare ungherese con forme geometriche specifiche\, ogni quadro diventa concreto\, basato sui principi spirituali della legge tradizionale eterna\, sempre alla ricerca di quella coscienza universale attraverso le religioni.
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SUMMARY:JULIA BALASSA
DESCRIPTION:Julia Balassa \nNata a Budapest il 17 ottobre 1960. Già dalla prima infanzia si nota la sua predisposizione per la pittura\, la musica e la danza. \nDopo aver frequentato la scuola di musica\,  si  laurea in Belle and Applied Art School al dipartimento di pittura. \nDopo gli studi professionali le pitture decorative tessili suscitatano il suo interesse per le singolari forme espressive e nel 1987 si laurea al Csaba College of Applied Arts proprio in questa disciplina. \nLa ricerca di connessioni profonde del mondo per cercare di comprendere il pensiero umano caratterizza i suoi lavori\, con temi trascendentali senza tempo. \nLa forte sensualità  viene espressa dall’amore per il colore che prende forma sui tessuti. \nLa ricerca delle connessioni più profonde del mondo e la psiche dell’umanità ispirano i suoi dipinti con temi senza tempo e trascendentali\,  ma al contempo è attratta dai problemi che colpiscono la nostra epoca. Questa dicotomia caratterizza tutto il suo lavoro. \nIl Sè spirituale e l’essenza sono in costante ricerca \nLe tradizioni religiose e la nostra spiritualità possono essere una bussola di orientamento spirituale e le forme e i colori vogliono essere il linguaggio visivo con cui ritrovare il nostro essere superiore.
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SUMMARY:PROGETTO EUROPEO RE.ACTION
DESCRIPTION:La Fondazione Giovanni Santin Onlis ha partecipato attivamente al  Progetto Europeo Re.action: “REsources Anti-Crisis: Town-twinning\, Innovation\, Openness and Networking”\, promosso dal Comune di Porcia\, dando supporto all’artista Vico Calabrò\, che ha effettuato la ricerca e ha realizzato l’opera tradotta in incisione donata ai rappresentanti delle delegazioni internazionali e con il testo critico dell’opera curato da Alessandra Santin. \n\n\n\nLo scopo principale del progetto è la promozione di una cittadinanza europea attiva e l’incontro tra i rappresentanti delle comunità locali di tutta l’Europa per uno scambio di esperienze\, pareri e valori e il gemellaggio delle città\, tematica a cui la Fondazione è da sempre  molto sensibile \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nVICO CALABRO’ \n\n\n\nOltre il viaggio. PORCIA. \n\n\n\nVivere il luogo come condizione dell’anima. \n\n\n\nDonatello e Brunelleschi amavano osservare\, misurare e ricopiare le antiche rovine di Roma\, Leonardo da Vinci e Albrecht Durer hanno lasciato nei loro taccuini di viaggio eccellenti disegni di paesaggi. \n\n\n\nNel XVII secolo il piacere di scoprire e di rappresentare ambienti sempre nuovi ha portato alla nascita di un vero e proprio genere\, quello dei carnet de voyage. Le testimonianze più significative si devono a pittori del valore di Turner\, Ruskin e Delacroix che tenevano una sorta di diario visivo personale. \n\n\n\nNell’arte moderna la spinta di questa Wanderlust (dal tedesco: wander vagare\, lust passione) porta verso mondi lontani\, dove lo sguardo vergine si rivolge ad una natura incontaminata (Paul Gauguin)\, con particolari condizioni di paesaggio e di luce (Paul Klee). Negli anni ’50 del ‘900 nasce la cultura on the road e in seguito si assiste a una forte predisposizione al viaggio soprattutto in direzione dell’Oriente. \n\n\n\nNel contemporaneo si acquisisce questo interesse per l’arte e il luogo. Kounellis si definisce “un viaggiatore consumato” e sostiene che il viaggio verso la conoscenza è\, in fondo in fondo\, il vero senso della propria vita dedicata all’arte. \n\n\n\nVico Calabrò si inserisce a pieno diritto tra questi esempi per la passione che lo anima quando si ritrova in viaggio verso nuovi paesi ed inaspettate esperienze. \n\n\n\nDurante la sua ricerca artistica si è trovato a vivere e  lavorare in Giappone\, in Tunisia\, in Bielorussia\, in Brasile e in molti altri paesi ancora\, vicini o lontanissimi\, portando con sé uno sguardo ogni volta rinnovato\, quello che Proust augurava ad ogni uomo di avere\, per poter vivere pienamente la propria vita. \n\n\n\nTra le ultme tappe di questo lungo e articolato percorso va ricordata quella effettuata nel 2014 in provincia di Pordenone\, a Porcia\, località ricca di testimonianze storiche ed architettoniche (soprattutto medioevali)\, naturalistiche e ambientali. \n\n\n\nVico Calabrò\, attratto dal paesaggio naturale e antropico\, vi ha trascorso alcuni giorni respirando le atmosfere e osservando le luci  delle diverse ore del giorno\, cercando documenti conservati negli archivi pubblici e privati\, assaggiando i sapori genuini delle pietanze tradizionali e dei vini preziosi. \n\n\n\nParlando con la gente comune\, con i ricercatori e gli appassionati\, ha avuto la possibilità di immaginare contesti e situazioni\, di conoscere le opere e il pensiero di alcuni uomini e donne illustri che lo hanno abitato e visitato\, progettato e valorizzato. Molti hanno lasciato documenti del proprio lavoro e degli interessi che hanno caratterizzato la ricerca. \n\n\n\nLe esperienze di vita\, i contenuti\, i nuovi saperi\, la presenza di opere ancora visibili e visitabili\, i dialoghi e i rapporti personali con la gente del luogo hanno ispirato Vito Calabrò che ha prodotto numerosi appunti\, schizzi e disegni. Tra gli altri ne ha scelto uno e lo ha tradotto in opera incisoria magistralmente stampata dalla Stamperia d’arte Busato di Vicenza. \n\n\n\nIn essa il nostro sguardo può leggere poeticamente l’attualità del passato  riflesso nel presente di alcuni luoghi dal fascino indiscutibile. \n\n\n\nLo sguardo di Vico Calabrò offre una visione unificante e omnicomprensiva della vita vissuta e raccontata: del farsi dell’evento nei luoghi rappresentati; del tempo trascorso tra realtà e immaginazione. La memoria gioca\, grazie all’arte\, e permette il libero movimento tra presente e futuro. \n\n\n\nLa chiave poetica che consente all’artista la straordinaria capacità di sintesi è divenuta modalità di indagine e di conoscenza che va al di là della scelta di un singolo strumento interpretativo. \n\n\n\nInfatti\, attraverso la forza leggera del disegno e l’intensità della composizione si evidenziano la bellezza assoluta e la semplice complessità della storia\, capace di alludere\, di narrare senza mai voler giungere ad una conclusione definitiva e senza ridurre l’enigmaticità dell’esistenza. \n\n\n\nCon perizia volutamente descrittiva il disegno narrativo di Vico Calabrò immagina e realizza la compresenza di alcuni edifici emblematici: procedendo da destra verso sinistra il Duomo\, il Castello\, la Chiesa di Santa Maria\, il bel Municipio  Vecchio e la Torre dell’Orologio\, visti al di là delle acque del Bejon. Le strutture architettoniche si illuminano reciprocamente secondo affinità e dissonanze; attraverso la rappresentazione rendono visibile ogni riflessione culturale\, ogni incursione nel sociale. Prima tra gli altri affiora la città di Porcia\, come spazio di scena in cui gli antiche edifici enfatizzano il significato simbolico del luogo\, che si fa contenitore del Tempo\, del fluire festoso\, a volte tragico\, sempre laborioso della vita. \n\n\n\nIl luogo si carica di un senso ulteriore\, diviene condizione ineludibile di espressione poetica di Vico Calabrò\, artista dagli occhi curiosi\, fantasiosi ed insaziati. \n\n\n\nAlessandra Santin
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SUMMARY:Mario Vidor - Un giorno veneziano
DESCRIPTION:La Fondazione ha dato sostegno alla realizzazione della raccolta fotografica “Un giorno veneziano” di Mario Vidor\, testo critico Alessandra Santin. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n \nVENEZIA \nSuite di Mario Vidor \nIn musica la Suite (in italiano: Successione) è una sequenza di brani\, detti anche movimenti\, caratterizzati da un’alternanza di tempi moderati (Adagio\, Lento) e tempi mossi o rapidi (Allegro\, Presto…). Prima di questi movimenti si trova spesso il Preludio come introduzione della raccolta: Johann Sebastian Bach lo inseriva sempre per meglio chiarire i contenuti e le caratteristiche delle sue Suites. \n  \nMario Vidor proprio come un compositore decide di seguire questa struttura che gli consente di esprimere compiutamente l’esperienza umana del viaggiatore\, il suo andare tra le calli veneziane ancora e ancora\, ripassando per gli stessi campi\, accanto a uguali architetture\, di fronte agli stessi orizzonti che però si stagliano sotto cieli sempre rinnovati. \nCambiano le luci e i toni\, le ombre e le emozioni; se non cambiano è l’artista ad intervenire modulandoe virando i contrasti\, smorzando quelli accesi e delineando sfumature raffinate\, sfuggendo in tal modo alla volgarità che spesso viole l’armonia di certi luoghi preziosi. E’ il suo modo di amare Venezia salvaguardandola dalla superficialità e dalla fretta del quotidiano contemporaneo\, per restituirle il senso del luogo unico e assoluto\, di una bellezza antica che si rinnova secondo forme e ritmi che solo a Venezia possono essere  riconosciuti. \nGli archi del lungo Ponte della Libertà che conduce al Tronchetto e al Piazzale Roma\, aprono il “Preludio” che individua i luoghi simbolo della città: Palazzo Ducale; la Chiesa degli Scalzi accanto alla stazione ferroviaria; la Riva degli Schiavoni; lo Squero con le gondole in restauro. L’immaginario tradizionale riferito a Venezia\, che ciascuno possiede nella propria memoria visiva\, viene riavvicinato in chiave poetica sottolineando l’universalità di queste immagini che hanno davvero lo scopo di permettere un ricongiungimento\, una globalizzazione\, una unificazione esperienziale. Ogni visitatore che ha passeggiato in questi luoghi\, ogni lettore che vi si ritrova e riaccende un ricordo\, rivive un’emozione. \nLo “Scherzo” documenta uno degli eventi che rendono questa città famosa nel mondo\, il Carnevale con le maschere del Settecento i cui costumi di raso elegante\, le trine\, i pizzi e le acconciature rappresentano un’indiscutibile cifra stilistica del luogo\, con i turisti che si accalcano in Piazza S. Marco\, giocano con i colombi\, seguono disordinati la propria Guida ascoltando le sue indicazioni\, tutti vicini per il timore di smarrirsi nei labirinti affollati. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n \nIl “Presto con fuoco” rileva certe contraddizioni di stili e masse\, negli equilibri precari e insieme eterni di Venezia: maestose sfilano le navi da crociera con il loro carico di volumi sovradimensionati; suscitando stupore le linee avveniristiche dei binari del tram e le scie di onde che inseguono barche veloci\, protese verso il futuro che attraversa la quiete della laguna. \nPoi sopraggiunge la dimensione del tempo lento. \nConclude la Suite l’ “Adagio”. \nMario Vidor guida il vostro sguardo su un particolare\, un frammento\, un simbolo. La parola AMORE\, scritta sul selciato\, rappresenta la chiave di lettura di questa serie di lavori. Con attenzione amante osserviamo il lucchetto a forma di cuore\, la leggerezza della foglia posata sulla bitta\, il profilo della scultura protesa su un fondale sfocato\, il ritmo sempre identico del gondoliere davanti alla maestosità della Salute\, la mamma col bambino intenta a leggere un grande quadro monocromo entro l’Arsenale. \nLa lentezza dei ritmi veneziani qui si esprime come valore raro\, come piacere assoluto. Mario Vidor se ne appropria e ne fa omaggio\, suggerendoci la possibilità di rileggere e reinterpretare la relazione che instauriamo con il Tempo oltre che con il Luogo\, per assaporare quella bellezza che contraddistingue\, oggi e sempre\, l’uomo. \n  \nAlessandra Santin
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SUMMARY:PETER ZSUFFA
DESCRIPTION:Peter Zsuffa nasce il 13 maggio 1966. Si laurea a La Belle and Applied Arts School come orafo. \nDal 1984\, presso l’atelier del maestro orafo  Gabor Racz (Presidente dell’Associazione Internazionale di Arte smalto dell’Europa dell’Est) perfeziona l’arte della smaltatura. \nPresenta diverse mostre collettive e personali (Mindszentkálla Internazionale Triennale smalto\, Olaf Palme House Budapest\, Kunsthalle di Budapest). \nDal 1990 diventa membro fondatore del READY-St. Lucas Arts Guild. \nInsegna l’arte della pittura a smalto di metalli in diverse scuole. \nPer anni presenta opere smaltate\, dipinge medaglie e distintivi importanti.Riscuote numerosi consensi nell’arte sacra all’interno di diverse chiese e con stemmi locali e statali ad esempio nell’ufficio del Sindaco di Budapest\, Palazzo Sándor\, si può ammirare  uno storico smalto con lo stemma dell’ Ungheria (lavoro congiunto con Gabor Racz) \nInoltre ottiene buoni risultati anche nel desing di interni e con foto artistiche.
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SUMMARY:VENEZIA SI VESTE A FESTA PER IL CINEMA
DESCRIPTION:Manca solo un giorno alla 72esima Mostra del Cinema di Venezia. A Venezia vige una sorta di calma apparente\, ma sappiamo che questa strana atmosfera durerà poco. Domani i media prenderanno d’assalto i red carpet\, il Palazzo del Cinema si riempirà di ospiti di prestigio e anche di curiosi. \n\n\n\n\n\n\n\nAi film “Il mercante di Venezia” ed “Otello” di Orson Welles spetterà il compito proprio nella cerimonia di pre-apertura di stasera\, di lanciarci in questa decina di giorni di cinema e cultura. Tanti\, tantissimi i film in concorso e fuori concorso che verranno apprezzati da platee di spettatori piuttosto eterogenee. \n\n\n\n\n  \n\n\n\n\nIl monologo perduto del Mercante di Venezia di Orson Welles\, che verrà proiettato proprio questa sera gratuitamente al pubblico veneziano. \n\n\n\nSino ad ora abbiamo raccontato qualche pillola dei film stranieri e di quelli italiani che verranno proiettati\, ma è chiaro che succederà tutto da domani in poi. \n\n\n\n\nUna scena del film “Winter on fire” che verrà presentato a Venezia 72\n\n\n\n\nE’ inutile azzardare pronostici\, visto che sappiamo bene che pellicole assolutamente sconosciute e di cui non si era parlato prima del festival\, si sono rivelate in altre edizioni vincenti. Noi faremo del nostro meglio per vedere il maggior numero di film possibili e ci concentreremo soprattutto sulle pellicole che difficilmente ritroveremo nei grandi multisala. \n\n\n\nSarà bello vedere una Venezia vestita a festa per il grande cinema. \n\n\n\nE sarà pure un privilegio raccontarvelo! \n\n\n\nChiara Orlando \n\n\n\nper Fondazione Giovanni Santin Onlus
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SUMMARY:KRAUSZ MARGIT
DESCRIPTION:Margit Krausz è nata il 26 aprile 1956 a Budapest.Trascorre la sua infanzia a Pestlőrinc\, dove già dimostra  un interesse verso l’arte e le cose creative.Si è laureata presso la facoltà di disegno József Attila di Buda. \nNei suoi quadri esprime il quotidiano  con le gioie e i dolori\, la ricerca della  felicità e la perdita\, tutto è un continuo rinnovamento. La  vita di tutti i giorni dona momenti belli e meno belli\, che racchiude  nelle sue opere che sono  fonte di  riflessione e al contempo suggestive. \nOsservando le sue opere si entra  in contatto diretto con l’artista trovando un punto di incontro speciale e nel processo solitario interiore della creazione\, alla fine\, ci si ritrova compagni di viaggio.
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SUMMARY:SZENTPÉTERVÀRI LUDMILLA
DESCRIPTION:udmilla Szentpétervari è nata a San Pietroburgo il 20 gennaio 1956 e a 27 anni si trasferisce in Ungheria. \nFin da bambina il disegno e la pittura catturano la sua attenzione\, a questa passione dedica i suoi studi universitari. Tutta la sua vita è influenzata dalla ricchezza artistica della sua città natale. \nI dipinti parlano di umanità\, comprensione dell’universo\, approccio con la religione e amore. \nI suoi lavori sono espressione di movimento e giochi di luce cercando di rendere visibile l’invisibile\, penetrando il tempo del mondo\, unendo alla bellezza della vita materiale le infinite forme di esistenza. \nL’esposizione si è tenuta presso la Galleria d’arte dell’Hotel Museum di Budapest\, con la curatela di Marta Czinder Mányainé.
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SUMMARY:ADO FURLANETTO - viaggi dell'anima
DESCRIPTION:VIAGGI DELL’ANIMA \nTorna alla “Luce”\, Ado Furlanetto\, nella realizzazione di questa ultima serie di opere preziose. In essa l’artista rende esplicito l’indicibile\, il mistero della vita nel presente\, la bellezza che egli intravede nell’esperienza più concreta\, nella luce\, appunto\, del respiro della vita. \nOvunque affiora il senso di una Natura benigna e feconda; ovunque il volo di elementi poetici\, cari alla sua ricerca\, ritorna ancora e ancora per indicare un percorso necessario\, per dichiarare l’armoniosa via salvifica del mondo naturale. \nPer questo nelle sue opere recenti si rarefanno gli elementi\, lasciando ampi squarci al vuoto\, che si manifesta nel riflesso di nuvole bianche su acque correnti purissime. \n  \nI temi ambientali\, tanto cari al contemporaneo\, qui si ribadiscono in modalità sempre più raffinate\, eleganti e indispensabili insieme. La vita delle crode\, il passo sui sentieri dei magredi\, le correnti delle acque appena affiorate dal sottosuolo amato… sono ritratti con attenta precisione\, arricchiti da letture silenti e profonde\, da velature\, da sfumature che spesso si accendono e si intensificano. \nNon resta che ammirare ogni lavoro disponendoci come di fronte ad una finestra su un paesaggio familiare. \nSono i nostri cieli\, sono i nostri passi sul sentiero\, sono i nostri desideri lenti e potenti quelli che ritornano e si sviluppano davanti al nostro sguardo. \nLe strutture architettoniche presenti\, date per accenno e per assenza di colore\, fantasmi di interventi umani sul territorio\, dicono di sé come gli altri elementi non prodotti dall’uomo: i rami e le fronde\, gli avvallamenti e i dossi sul crinale del mondo. Queste presenze lineari antropiche\, ubbidienti alle geometrie costruttive si fanno fin da subito nuove cifre stilistiche\, importanti perché sobrie e rare\, perché portatrici di significati profondi: la necessità di meditare sull’intervento umano\, la possibilità di creare dialoghi armoniosi con l’ambiente\, la necessità di rintracciare sempre una bellezza possibile\, nei rapporti tra gli elementi culturali e quelli naturali. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n \nQuesto il suggerimento e l’auspicio che Ado Furlanetto esprime da sempre nella produzione della sua arte; ma nelle ultime realizzazioni il messaggio sembra più consapevole e più determinato. Esso è il luogo in cui compiere quei “Viaggi dell’Anima” che qualificano la vita\, che rendono più umano il presente\, più dolce e luminoso il desiderio di futuro. \nAlessandra Santin
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SUMMARY:UNA NOTTE PIENA DI STELLE DEL CINEMA -VENEZIA 72
DESCRIPTION:Poco male se ieri sera a Venezia c’erano poche stelle in cielo\, quelle del red carpet ci sono bastate!Il primo giorno di Festival non poteva iniziare meglio: siamo riuscite ad assistere all’anteprima mondiale di Everest e in sala c’erano tantissime stelle del cinema. \n\n\n\n\nL’attore Josh Brolin\, il primo a sx\, si intrattiene con gli altri attori del cast.\n\n\n\n\nPeccato che a fine proiezione\, quando era momento di raccogliere le nostre valutazioni per confrontarci in merito al film\, siamo state distratte dal bel Jake Gyllenhaal\, che con barba lunga e capello pettinato all’indietro\, ci ha sfiorato mentre usciva dalla sala. Sì\, avete letto bene: è lui che ha sfiorato noi\, non è successo il contrario. \n\n\n\n\nJake Gyllenhaal in sala alla Prima assoluta di Everest\n\n\n\n\nE dobbiamo pure ammettere che il fascino di questo ragazzone in papillon e abito nero (un velluto morbidissimo quello della giacca…) ci lasciato a bocca aperta per un po’. \n\n\n\n\nJake Gyllenhaal lascia la sala dopo la proiezione del film\n\n\n\n\nVisto che le premesse della serata erano buone\, abbiamo pensato bene di fare una capatina a vedere che atmosfera si respirava all’ Hotel Excelsior. La festa in spiaggia presentava una suggestiva scenografia realizzata con gusto e ricercatezza. \n\n\n\n\nL’allestimento esclusivo dell’ Hotel Excelsior per gli ospiti e le stars\n\n\n\n\nInsomma\, il primo giorno della Mostra Internazionale d’ Arte Cinematografica di Venezia non poteva soddisfarci più di così. \n\n\n\n\nUno scorcio del red carpet del Palazzo del Cinema\n\n\n\n\nAnche la nostra aspettativa sulla città è stata mantenuta: potremmo pure sbagliarci\, ma Venezia è ancora più seducente con il tappeto rosso del Lido\, perché è come una bellissima donna con un filo di rossetto: non si può non notarla. \n\n\n\nChiara Orlando \n\n\n\nper Fondazione Giovanni Santin Onlus
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SUMMARY:TOPPAZZINI\, i Frammenti del Tempo
DESCRIPTION:La Fondazione Giovanni Santin Onlus ha dato il suo sostegno alla mostra di Toppazzini\, “Venezia Frammenti del Tempo” \, con curatela di Alessandra Santin\, che si è svolta presso il chiostro della Madonna dell’Orto di Venezia dall’11 aprile 2015 al 22 Aprile 2015. \nANGELO TOPAZZINI \nVenezia. I Frammenti del Tempo. \nIl mutamento continuo e la mancanza di stabilità che caratterizzano il nuovo Millennio\, scandito da eventi straordinari e dal ritmo frenetico del quotidiano\, rappresentano la dimensione poetico-esistenziale di Angelo Toppazzini\, che nella mostra di Venezia\, negli spazi prestigiosi del Chiostro Tintorettiano\, trova coincidenze e suggestioni particolari. \nLe infinite manifestazioni del presente\, che troppo velocemente si dissolvono\, sembrano potersi stabilizzare sul muro di mattoni e sul cemento\, non più materiali indifferenziati ma luoghi capaci di ospitare con continuità e nel tempo la storia dell’uomo. in tutta la sua varietà e verità. Venezia nei suoi muri\, nei chiostri\, nelle sue calli\, nelle opere d’arte\,… raccoglie i riflessi  della Storia\,  i frammenti che Angelo Toppazzini registra e conserva come immagini e come visioni\, salvandole dalla dimensione liquida del presente. \nÈ di cemento il video che entra incessantemente nelle nostre case; sono di ferro il cellulare e i suoi giochi visivi; le foto e la memoria; i pezzi di lettura che ospitano gli ultimi lacerti del giornale di ieri e della vita di oggi. La materializzazione operata dall’artista\, nelle cementificazioni e sulle lastre di ferro arrugginito dal salso\, ripropone il desiderio di una pace interiore prima che esteriore. \nQuando i linguaggi digitali della multimedialità interrompono la realtà e accelerando la progressiva “perdita dei contorni” influenzano la “perdita di significati e di valori”\, l’arte di Toppazzini disvela e solidifica. Attraverso la pittoricità della sua scultura egli registra quelle relazioni nella quali l’uomo di domani potrà ancora riconoscersi come autore e spettatore\, vero protagonista consapevole. Immerso poeticamente nella complessità del mondo visivo Angelo Topazzini ricorda il respiro originario di ciascuno\, la forza della Storia\, il farsi silenzioso della Natura nel susseguirsi ritmico degli anni e delle stagioni. Egli intravede le conseguenze spesso imprevedibili delle scelte di oggi\, le possibilità insite nei pensieri\, nelle emozioni e nei saperi. \nTutte le relazioni\, che intercorrono tra le immagini e la materia\, tra la fissità delle calli e la vitalità dell’acqua marina\, sono ricondotte all’uomo\,  restituite al presente del suo tempo in cui è sempre l’assenza che canta\, che chiama\, che interpella. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n \nLe opere più recenti di Angelo Toppazzini esprimono un nuovo bisogno di pacificazione\, di incontro e dialogo.\nLa sfera\, in particolare\, simbolo di una sintesi perfetta tra tensione ed equilibrio\, ferita e sutura\, ha assunto in sé questo compito di rivisitazione e superamento della distruzione\, per esprimere una bellezza rinnovata e duratura. Posta nello spazio del Chiostro essa determina una direzione dello sguardo e la circolazione nello spazio. Orienta l’andamento di ciascuno nel luogo espositivo. \nLa corrente di movimento si fa più fluida e liquida per  ricondurre ciascuno là dove l’artista desidera ritornare\, nel principio vitale in cui ogni elemento concatenato detta il ritmo\, l’interpretazione e il respiro. Il comprendere torna ad essere azione ed assunzione di un punto di vista  mobile e soggettivo\, condiviso dal “flusso” che pone in atto una comunione. \nAngelo Toppazzini\, nella cura dell’esposizione che definirei per certi aspetti Installazione\, ricrea un legame di contatto che qualifica lo spazio e ripropone in esso il senso dell’armonia vitale. Il nostro sguardo è chiamato alla lettura in forma di canto\, seguendo il susseguirsi delle opere come fossero onde\, note di partiture musicali che riflettono i frammenti della Storia. \nA Venezia più che altrove essa si sedimenta sui muri per narrare ancora\, per dire di nuovo\, per rivedere un futuro di pace possibile. \n  \nAlessandra Santin
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SUMMARY:PATRIZIA SERENA
DESCRIPTION:La Fondazione Giovanni Santin Onlus ha sostenuto l’evento che si è svolto sabato 24 Aprile 2015\, presso l’Hotel Santin\, a Pordenone in via delle Grazie 9. Durante la degustazioni di vini\, offerti dalla cantina Rive Col de Fer di Caneva\, si sono potuti ammirare i Mosaici dell’artista Patrizia Serena. \n 
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SUMMARY:FRANCESCO DE FLORIO
DESCRIPTION:La Fondazione Giovanni Santin Onlus ha dato sostegno alla mostra di Francesco de Florio \, ” Shape\,tra terra e cielo”  presentazione a cura di Alessandra Santin. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n \nFRANCESCO DE FLORIO \nSHAPES. \n“Ogni uomo appartiene ad un luogo \ne la sua visione del mondo dipende dalle proprie radici.” \nEduardo Chillida \n  \nIn un’epoca dove domina l’incertezza e l’esperienza dell’inquietudine rimette in discussione ogni punto di riferimento\, la conoscenza si manifesta in modo frammentario ed incompiuto e i confini dell’esistenza si modificano continuamente\, rendendo necessario “ri-orientarsi nel pensiero” per produrre sempre nuove rappresentazioni. \nPartendo da questa serie di questioni alla fine degli anni Ottanta\, dopo gli esordi figurativi\, Francesco De Florio orienta la sua ricerca ai linguaggi dell’Informale\, e ridisegna una nuova personale visione del mondo. \nFin da subito l’artista produce opere complesse che rappresentano la difficoltà di esperire la fluidità sensibile del quotidiano. In esse la forza del dissenso si dispiega con intensità centrifuga e si relaziona con il piacere di registrare quei mutamenti strutturali e sociali della nostra cultura\, che aprono nuove vie e inedite possibilità. \nFrancesco De Florio traduce da allora la frammentazione della linearità con gesti ritmati\, singoli\, dati di getto con l’uso della spatola e del rullo. Lo spazio complessivo delle opere riconduce alla pienezza. La composizione per campi regolari ricorda le piante delle grandi metropoli\, i quartieri e le piazze in cui si ripetono le medesime esperienze cognitive ed affettive\, collettive e individuali\, pubbliche e private. \nLa contrazione della durata e l’accelerazione del divenire si esprimono con linee morbide\, volanti e diagonali che percorrono lo spazio labirintico quasi in volo\, come farebbe un fiume che si apre la strada formando anse larghe e contenenti. In esse le correnti si placano ma solo per un poco. \nTutto ciò si manifesta fin da subito attraverso segni portanti trasversali\, veloci\, liquidi ed incisivi. \nLa compresenza di tanti elementi caratterizza lo spazio che già si diceva appare denso\, pregno di dati accostati per opposizione più che per dialogo e sintonia. La tavolozza si rivela sensibile tanto ai colori caldi e pastosi quanto alle tinte aeree\, fredde\, date per velature. \nCon il proseguire della ricerca\, agendo per sottrazione e per operazioni analitiche minimali\, l’artista sviluppa percorsi che privilegiano diverse dimensioni concettuali e stilistiche. \nIn ciascuna l’arte e il pensiero  dell’artista sono capaci di istituire un luogo\, non dunque uno spazio colto a livello visivo nelle sue tre dimensioni\, ma un «luogo»\, il «mondo in cui l’uomo è» ossia abita\, costruisce\, pensa (anche ma non solo poeticamente). \nQuando Francesco De Florio sottolinea l’esperienza della volatilità del tempo (che istituisce su altre basi il vissuto quotidiano dell’urgenza) trasforma la successione in una serie di punti e di volute che si affermano quasi in modo indipendente l’uno dall’altra\, secondo la logica dell’istante che oggi siamo soliti chiamare -tempo reale-. Questa nuova serie di opere riconducibili all’Astrattismo lirico sviluppa il senso di  quelle forme\, Shapes\, intime e vitali\, che si sottraggono solitamente allo sguardo distratto\, ma che ad una lettura più attenta offrono visioni di profondità e meditazione. \nNella serie di tele in cui le tecniche dell’Astrattismo geometrico sembrano invece prendere il sopravvento\, certe linee dell’orizzonte si ripresentano nella loro portanza\, riconducendo la visione alla dimensione più nota del paesaggio tradizionale\, ma la scelta dell’angolo prospettico muta la relazione con la terra dell’uomo. Se gli orizzonti si abbassano ecco la prospettiva aerea condurre il nostro sguardo verso l’infinito e oltre;  se invece l’orizzonte appare alto nello spazio dell’opera\, il senso del limite si rivela in tutta la sua potente valenza costrittiva. Le forme dell’aria\, Shapes ritmiche e pervasive\, rimettono in campo il senso “materico” sia nel colore che nella massa\, stabilizzando contesti\, ostacoli\,  indicazioni di meta\, sensi di pace possibile\, indicazioni di viaggi inattesi. \nAnche quando l’artista utilizza pastelli o acquerelli la cifra stilistica e i contenuti rimangono immutati\, rendendo ogni tipo di lavoro espressione compiuta del suo sentire\, sempre intenso e significativo. In ogni opera l’arte sorpassa la vita e la ri-guarda\, come vissuto sensibile alle relazioni preziose tra Shapes esigenti e silenziose. Mai silenti. \n  \nAlessandra Santin
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SUMMARY:KOÓ ÉVA LÍDIA
DESCRIPTION:Koó Éva Lídia nel 1962 si laurea alla Facoltà Universitaria di Scienze Mediche nella Facoltà di Medicina e Chirurgia. \nSempre attratta dall’arte e dalla pittura\, è influenzata dalle opere di Braque e Ermo Fisher.\n \nI suoi maestri sono discepoli di Fisher e Giovanni Kiss che le trasmettono fedelmente le loro tecniche. \nLa passione per l’arte astratta e l’amore per gli animali\, in particolare cani e cavalli\,vengono espressi simbioticamente nei suoi dipinti. \nNegli ultimi anni partecipa ad una serie di mostre collettive e individuali con i propri quadri. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n \n 
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SUMMARY:POPE FORMA E COLORE
DESCRIPTION:La Fondazione ha dato sostegno alla Finissage Mostra POPE “Forma e colore”  curatela di Alessandra Santin. Visita guidata della chiesa dell Madonna dell’Orto di Venezia e concerto del complesso vocale-strumentale “Antonio Lotti” di Venezia. \nChiesa della Madonna dell’Orto Chiostro Tintorettiano di Venezia 3-18 Maggio 2014.
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SUMMARY:AGNES VARGA
DESCRIPTION:La Fondazione Giovanni Santin Onlus ha esposto le opere di Agnes Varga presso la galleria d’arte dell’Hotel Museum di Budapest dal 01 Giugno al 28 Giugno 2015. La mostra è stata curata da Marta Czinder Manyain. \n       \n 
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SUMMARY:9° SIMPOSIO FOTOGRAFICO
DESCRIPTION:La Fondazione Giovanni Santin Onlus ha patrocinato la mostra fotografica “Vedere Oltre”\, realizzata con la curatela di Alessandra Santin. \n9° simposio fotografico ha avuto luogo presso la Galleria Comunale ” La Loggia”\, il Centro Arti Visive e le ” Ex Prigioni” a Motta di Livenza dal 06 Giugno al 05 Luglio 2015. \n  \nALAIN SANTIAGO \nSIMMETRIE …. CON NOE’. \nLa simmetria centrale è largamente diffusa in Natura\, sia nel mondo animale e vegetale che in quello minerale. Il suo particolare fascino e l’eleganza formale hanno sempre attratto l’attenzione dell’uomo. Infatti nelle espressioni creative la presenza di simmetrie\, armonia ed equilibrio testimoniano fin dall’antichità la stretta relazione che tali concetti realizzano tra scienza\, estetica e arte. \nTra gli artisti\, emblematica è la ricerca di Maurits Cornelis Escher (1898-1972)\, affascinato tanto dai mosaici moreschi dell’Alhambra  quanto dai motivi geometrici\, reali e di fantasia presenti in Natura. \nSu questo filone estetico si inserisce il lavoro più recente di Alain Santiago. Durante i suoi viaggi l’artista raccoglie immagini di architetture e luoghi in cui la dimensione lineare\, coloristica e grafica testimonia (anche involontariamente) la propensione allo sviluppo di forme lineari simmetriche. Questi elementi segnici\, grafici\, si prestano in un secondo momento ad interventi di composizione digitale\, mirata ad enfatizzare determinate regolarità\, equilibri\, astrazioni geometriche-scenografiche-simmetriche.  Le rappresentazioni che si vanno costituendo\, spesso impossibili e irrealizzabili\, quindi  “inutili”\, possono essere apprezzate da uno sguardo altro\, animale\, libero da esigenze di opportunità\, realizzabilità e senso. \nIl gatto Noè è l’unico in grado di muoversi con elegante naturalezza in questi nuovi orizzonti. Alain Santiago\, con ironia ma anche con consapevole determinazione\, affida a Noè il compito di dialogare senza interpretare\, senza comprendere la realtà contemporanea più poetica\, bella proprio perché superflua\, misteriosa\, “mai vista”. \nCon evidente indifferenza Noè si dispone a vivere il presente nel “luogo che non c’è”: spazio virtuale\, colorato e complesso\, frequentato più spesso dalla video arte che dalla fotografia più tradizionale. \nAlessandra Santin \nALIDA  CANTON \nVISIONI & COMPLESSITA’ \nAlida Canton esplora e si sofferma sulle compresenze e le contraddizioni che si incontrano nelle città italiane più note: Venezia\, Milano\, Roma. \nIl suo  sguardo percorre le architetture emblematiche in bianco e nero e gli scorci inattesi realizzati a colori\, con medesimo stupore ed uguale attenzione\, cogliendo i riflessi storici sulle superfici traslucide contemporanee. La merce in vetrina dialoga senza timore\, senza preconcetti o inutili selezioni con i reperti antichi\, con le sagome delle persone che percorrono le vie e le piazze per i motivi più diversi (lavoro\, turismo\, necessità\, scelta o imposizione…). C’è chi è solo con il proprio cellulare\, altri sono persi in loro stessi o in qualche amore\, schiavi di un desiderio pilotato\, liberi in un sogno rincorso\, prigionieri di un rimorso\, un rammarico\, un vuoto. \nLe armonie cromatiche\, i contrasti di luce\, i cenni delle relazioni e delle solitudini\, gli accenti sui limiti e i confini rappresentano gli eventi quotidiani e raccontano la vita nelle nostre citta\, sotto lo sguardo in pietra dell’angelo\, contro il cielo mai completamente sgombro di nubi. \nQuesta molteplicità\, questa complessità accolta più che giudicata\, rende le opere di Alida Canton una perfetta lettura del contemporaneo urbano\, dove l’esistenza si ripete e l’enigma si interroga in ogni modo possibile. \nAlessandra Santin \nCESARE GENUZIO \nDA VARSAVIA AL PAESE DI TEMPORALI E DI PRIMULE \nLa direzione dello sguardo e le finalità del viaggio illuminano in modo diverso gli stessi luoghi\, colorano le atmosfere degli eventi\, mostrano particolari altrimenti nascosti o sottesi. \nCesare Genuzio\, mentre si trova a Varsavia per documentare l’avanzamento dei lavori condotti dalla Ditta Cimolai di Pordenone nella realizzazione dell’imponente Stadio Nazionale\, si è dedicato anche alla ricerca  di documenti per ricostruire la storia della famiglia d’origine di sua moglie\, colpita tragicamente dalla persecuzione degli ebrei\, durante la seconda guerra mondiale. \nLe due sezioni della mostra illustrano quindi due percorsi visivi che pur essendo differenziati per contenuti e significati\, restituiscono una cifra stilistica unica. \nLa poetica di Cesare Genuzio\, infatti\, si caratterizza  per il rigore compositivo\, la scelta meditata delle luci naturali\, la presenza di poche figure umane che danno l’accento all’opera\, il bisogno di recuperare una profondità del significato e un respiro del luogo e dell’evento. \nPer questo ogni singola opera indica un suo sentire personale\, attento tanto all’analisi strutturale del pensiero\, quanto alla dimensione  emotiva\, mai superflua\, della Storia\, del Vissuto e del Tempo. \nAlessandra Santin \nCLAUDIA DEGANO \nLEJOS Y MUY CERCA \nLontano e molto vicino (Lejos y muy cerca) è un progetto su cui l’artista Claudia Degano lavora da molto tempo. Vuoi per la storia personale che l’ha portata a vivere in Argentina e a viaggiare in solitaria in America meridionale; vuoi per un interesse personale che la porta a riflettere sui temi dell’interculturalità\, dell’integrazione \, dei rapporti di genere e tra i sessi\, la Degano ha cercato una figura emblematica che rappresentasse una sintesi della complessità del vivere contemporaneo. L’Angelo ha offerto una felice apertura a molte questioni problematiche\, in primis il tema della nascita e della vita\, dell’accompagnamento e del rispetto che ciascuno deve avere. \nLe lunghe ali costruite con cura dall’artista offrono possibilità inedite di vicinanza estrema e di elevazione\, per raggiungere qui punti di vista -alti e altri- che illuminano visioni nuove\, possibili solo attraverso sguardi liberi da preconcetti e pregiudizi. Per questo gli angeli di Claudia Degano pur assumendo posture e movenze classiche\, dialogano con il qui ed ora: accolgono tra le braccia la ragazza punk\, sono madri gravide\, padri amorevoli\, viaggiatrici in treno\, giovani ferite in ospedali abbandonati. Per questo i suoi angeli rendono visibile la dimensione più spirituale dell’uomo accanto a quella carnale. Altri poeti si sono interrogati su queste figure contempoareamente tanto lontane e vicine a noi; Rainer Maria Rilke è forse il più citato tra i poeti. Io vorrei concludere con le parole dello scrittore James Hillman “Occorre avere occhio per l’invisibile\, chiuderne un poco uno ed aprire l’altro su l’altrove: è impossibile vedere l’angelo se prima non abbiamo l’idea dell’angelo”\, e continua affermando: “I nostri corridoi sono così angusti e bassi che gli Invisibili devono contorcersi …. per passare al di qua”. \nAlessandra Santin \nGiancarlo Rupolo \nDovrò di nuovo erigere la vasta vita\, \nspecchio di te ancora: \ndovrò ricostruirla ogni mattina. \nOra che non ci sei\, \nquanti luoghi son diventati vani \ne senza senso\, uguali \na lampade di giorno. \nSere che ti hanno accolto come nicchie\, \nmusiche dove trovavo te ad attendermi\, \nparole di quel tempo\, \ndovrò distruggervi con questa mani. \nIn quale baratro potrò celare l’anima \nperché non veda la tua assenza\, \nfulgida come un sole orribile \nche non tramonta mai\, spietata\, eterna? \n  \nGiancarlo Rupolo \nLa mancanza di libertà viene evocata magistralmente da Jorge Lous Borges quando scrive: \n-La tua assenza mi sta attorno/ ……. / come il mare a chi affoga.- \nLa mancanza di speranza e di opportunità di scelta e’ uno dei mali che possono pericolosamente colpire chi si trova detenuto in un carcere\, luogo che invece dovrebbe essere incontro con esperienze che permettono nuove consapevolezze\, possibilità di cambiamento e formazione\, apertura verso altre vie. Il Corso di fotografia tenuto da Giancarlo Rupolo si inserisce perfettamente in quest’ottica della speranza umana\, che caratterizza la vita in ogni dove. La sensibilità dell’uomo prima che dell’artista\, al di la’ delle sue competenze tecniche\, ha permesso la realizzazione delle opere esposte in due sezioni: nella prima gli scatti eseguiti a colori dai corsisti\, nel rispetto delle condizioni e dei permessi ottenuti; nella seconda le opere essenziali\, in bianco e nero\, emblematiche dell’intensa e partecipata relazione messa in atto da Giancarlo Rupolo. Qui l’accento si pone sul respiro della vita che ognuno ha il diritto di sentire e fare proprio\, anche in un universo spesso terribilmente difficile. Una bellezza legata agli occhi di chi guarda\, più che ai soggetti\, ai luoghi\, ai limiti guardati. \nAlessandra Santin \n  \nMARCELLO FRANCHIN \nIntrospezioni marine \n                                     Di fronte al mare la felicità è un’idea semplice. \n(da Chourmo. Il cuore di Marsiglia- Jean Claude Izzo) \n  \nRitorna al mare Marcello Franchin con una serie di opere in bianco e nero di grande impatto estetico ed emotivo. \nLa composizione meditata e minimale annulla il contesto per condurre ad un’idea di riva che potrebbe essere ovunque\, perché in ogni dove esiste una possibilità di partenza. Il molo in particolare\, posizionato centralmente verso l’infinito\, è un lungo setto verticale che induce lo sguardo ad un movimento lento\, verticale verso l’altrove. \nQuesto gesto più che indurre ad andare suggerisce il senso dell’attesa di un incontro possibile\, con il sublime che sta oltre l’orizzonte\, o con se stessi nell’interiorità più segreta ed enigmatica. \nPer questo le vedute marine di Marcello Franchin non cessano la narrazione\, non sospendono il fluire del tempo nello scatto fotografico\, ma conservano un senso e un ritmo che riconducono la vita al luogo\, alla riva in cui l’ incessante andirivieni delle onde si allinea con il respiro dell’uomo. \nE’ un dialogo interiore che prende forma\, che annuncia e si esprime in un silenzio dell’anima che si avverte quando il frastuono del quotidiano cessa di occupare ogni spazio\, quando la ricerca di una dimensione libera si concretizza intorno all’artista\, nella solitudine ricercata davanti al mare. \nAlessandra Santin \n  \n           \n 
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SUMMARY:PAOLO DIZIO CIOT
DESCRIPTION:Dal 26 Giugno 2015\, presso la hall dell’Hotel Santin di Pordenone\, sono state esposte le opere fotografiche Paolo Dizio Ciot.
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SUMMARY:NAGY ERNŐ
DESCRIPTION:Nasce il 28 agosto a Felnémet\, Ungheria.\n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n \nNel 1953 si  laurea presso l’Accademia di Belle Arti Ungherese\, i suoi maestri sono stati Domanovszky Endre\, Hincz Gyula Pap Gyula. \nDal 1953 vive e lavora a Eger. \nHa insegnato presso il Teacher Training College a Eger fino al 1986. \nHa organizzato diverse mostre individuali e collettive in diversi paesi europei. \nOgni anno\, dal 1953 organizza  a Eger una mostra: la  Violent County. \nIl suo percorso artistico fa trasparire il suo un rapporto intimo con la natura che permane in tutti i suoi lavori. \nNelle sue opere vuole portare un significato simbolico rappresentando motivi quasi tangibili\, come un paesaggio di campagna o una natura morta.
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SUMMARY:L'HERMINE
DESCRIPTION:È un film che divide la critica quello del regista francese Christian Vincent. L’Hermine\, termine che in francese indica l’ermellino\, racconta la vita professionale e privata di un Presidente di Corte d’Assise.Il Presidente “a due cifre” – così viene chiamato dai suoi colleghi poichè infligge pene mai inferiori di dieci anni – è detestato e temuto. \n\n\n\n\nIl temuto Presidente di Corte d’Assise Racine in una scena del film\n\n\n\n\nSeppure L’Hermine riesca a caratterizzare i personaggi mettendo a nudo i sentimenti e le fragilità di un uomo apparentemente tutto d’un pezzo e solitario\, il film presenta degli intoppi che sono dovuti all’eccessiva distinzione tra la vita professionale e quella privata di Monsieur Racine. \n\n\n\n\nL’attrice Sidse Babett Knudsen in una scena di L’Hermine\n\n\n\n\nEd anche se l’idea di separare in modo così netto questi due aspetti del protagonista pare una scelta voluta dal regista stesso\, essa non riesce a convincerci. Questa scelta non fa decollare il film\, lo rilega alla banalità.Non vi è nulla da dire invece sullo straordinario Fabrice Luchini\, che mette in campo tutta la sua verve creativa e il suo talento di grande attore. \n\n\n\nPuntiglioso e preciso in aula\, Racine è brillante e tenero quando si intrattiene con la donna che ama da anni e che rincontra – così vuole il caso – proprio in tribunale come giurata ad un processo per omicidio di cui è presidente. \n\n\n\n\n\n\n\nQuello che è piaciuto a tutti di questo film è il suo essere assolutamente francese in ogni singolo fotogramma: dai dialoghi con cui si presentano a vicenda i giuristi\, agli scorci nei quali si intravede una tipica cittadina francese. \n\n\n\nper Fondazione Giovanni Santin Onlus
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SUMMARY:AL LIDO DI VENEZIA FERVONO I PREPARATIVI - VENEZIA 72
DESCRIPTION:Cresce l’attesa per la 72ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. L’edizione 2015 vede come Direttore Alberto Barbera e come Presidente di Giuria il pluri premiato regista Alfonso Cuarón\, una garanzia come esperto di cinema e uomo di cultura. Proprio al Lido di Venezia nel 2013\, Cuarón presentò in anteprima mondiale Gravity\, film che si è portato a casa ben 7 statuette Oscar al Kodak Theater di Los Angeles. \n\n\n\nMai come quest’anno la scelta delle pellicole da presentare in Concorso è stata difficile vista la grande quantità di opere pervenute. I soliti polemici affermano che ciò non è un segnale positivo\, ma che possa bensì incidere sul tipo di proiezioni perché si perderebbe in qualità\, ma noi siamo certi che con una giuria internazionale come quella che presenzierà quest’anno Il Concorso\, non si correranno rischi. \n\n\n\n\n\n\n\nIl programma della 72 esima edizione è già online\, l’App per essere costantemente aggiornati sulle proiezioni pure (anche se sarà ufficialmente operativa a partire dal 2 settembre). Non ci resta dunque che infilare in borsa i taccuini ed un paio di ballerine per spostarci agevolmente da una sala di proiezione all’altra.Nei prossimi giorni avremo modo di scrivere dei film più attesi e parleremo pure di quelli meno conosciuti\, ma che rappresentano un tipo di cinema sempre più apprezzato dal pubblico. \n\n\n\nAl Lido di Venezia fervono da mesi i preparativi per ospitare i grandi nomi del cinema e della cultura internazionale. Un fazzoletto di terra si trasformerà per una decina di giorni in uno dei palchi più ambiti sia dalle stars che dagli addetti ai lavori e tutti saranno pronti a dispensare sorrisi ed autografi. E speriamo dispensino pure un bel cinema! \n\n\n\n\n\n\n\nAvrò il privilegio come blogger di recensire le opere cinematografiche della 72esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia a nome della Fondazione Giovanni Santin Onlus.La Fondazione che ha sedi in Italia e all’estero si propone di promuovere l’arte sia essa intesa come pittura\, scultura e video con una serie di iniziative che vanno dalle mostre d’arte\, agli eventi formativi e molto altro. L’auspicio della fondazione è quello di trasmettere alle nuove generazioni e far conoscere ad un pubblico sempre più ampio le innovazioni e le tendenze più attuali nel panorama dell’arte contemporanea internazionale. \n\n\n\nNon mi resta che darvi appuntamento per le novità e per i film che verranno presentati. A presto e… buon cinema! \n\n\n\nChiara Orlando
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SUMMARY:VENEZIA 72: I PRIMI TRE FILM STRANIERI
DESCRIPTION:Manca davvero pochissimo alla 72esima Mostra Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia. Nell’imbarazzo della scelta dei film da presentare per primi\, abbiamo ceduto alle lusinghe dei film stranieri più attesi ed oggi vi daremo qualche piccola anticipazione su tre pellicole in concorso. Anche se in realtà c’è qualcuno che afferma che Venezia stia subendo le angherie degli altri Festival e stia perdendo in prestigio\, di registi\, sceneggiatori e stars ne vedremo parecchi al Lido di Venezia. \n\n\n\nEverest \n\n\n\nRompiamo il ghiaccio con un film che di ghiaccio ne ha in abbondanza nei suoi centocinquanta minuti di proiezione: Everest.Everest\, da voci di corridoio e dal trailer lanciato ufficialmente il 4 giugno\, sembrerebbe un prodotto che lo spettatore troverà gradevole a fine proiezione.D’altra parte il cast stellare che avremo il piacere di vedere in questa pellicola\, è solito affondare i denti su qualcosa di ben fatto e il film pare risponda a queste caratteristiche. \n\n\n\n\n\n\n\nE’ Baltasar Kormákur a dirigere e ci riporta indietro ad un fatto di cronaca accaduto negli anni novanta – per la precisione nel 1996 – di cui si parlò a lungo. Quella che vedremo raccontata in pellicola sarà la tragedia che colpì un gruppo di alpinisti sul monte Everest (furono ben 12 persone le persone che persero la vita nell’incidente). Il cast conta attori del calibro di Jason Clarke\, Jake Gyllenhaal\, Josh Brolin\, John Hawkes\, Robin Wright\, Michael Kelly\, Sam Worthington\, Keira Knightley e Emily Watson. \n\n\n\n\n  \n\n\n\n\nBlack Mass – L’ultimo gangster \n\n\n\nJohnny Depp ritorna sul grande schermo con il ruolo di mafioso irlandese – e pure informatore dell’ FBI- che sembra essere fatto apposta per lui.E anche se in realtà ci eravamo abituati al suo essere camaleontico dopo i tanti film di Tim Burton\, vederlo vestire i panni (molto sporchi) di questo cattivone irlandese\, ci fa pensare che i suoi limiti siano ancora lontani. \n\n\n\nIl regista Scott Cooper\, lo stesso di Crazy Heart con cui si è portato a casa due Oscar (anche grazie ad uno strepitoso Jeff Bridges)\, firma questa terza opera. Si dice che ne sentiremo parlare a lungo\, anche dopo la presentazione ufficiale a Venezia 72. Gli altri attori sono tutti di spessore:Benedict Cumberbatch\, Kevin Bacon\, Joel Edgerton\, Sienna Miller e per ultima Dakota Johnson\, l’unica su cui abbiamo delle forti riserve dopo il deludente 50 shades of grey. \n\n\n\n\n  \n\n\n\n\nJanis \n\n\n\nNon può mancare in questo primo tris di anticipazioni un altro film che siamo davvero curiosi di vedere: Janis.In fondo ci sembrava impossibile che nessuno avesse mai pensato di raccontare in pellicola la signora Joplin. A ciò pensa finalmente Amy Berg\, quella Berg che si sta facendo conoscere soprattutto per i documentari. E così\, anche sul red carpet di Venezia zeppa e pantalone a zampa d’elefante verranno finalmente sdoganati e potremo tirare un sospiro di sollievo.Ironia a parte\, ci auguriamo che questo film possa mettere d’accordo gli amanti del rock\, ma pure il resto del pubblico su una delle voci più belle di tutti i tempi. \n\n\n\nChiara Orlando \n\n\n\nper Fondazione Giovanni Santin Onlus  \n\n\n\nhttps://fondazionegiovannisantinets.it/
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SUMMARY:VENEZIA CINEMA: GLI ALTRI FILM STRANIERI
DESCRIPTION:Prima di tuffarci in quelli che saranno i film italiani in concorso alla 72esima Mostra Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia\, desideriamo dare ancora qualche anticipazione sugli altri film stranieri attesi dal pubblico e dalla giuria. \n\n\n\nIl caso Spotlight \n\n\n\nNon dev’essere stato facile per Thomas McCarthy cimentarsi nella regia di questo film che ha per tema l’inchiesta sui casi di pedofilia avvenuti nell’arcidiocesi di Boston nel 2002. Indubbiamente si tratta di un canovaccio intrigante e che ci auguriamo abbia affrontato con intelligenza\, vista l’alta probabilità di polemiche.“Il dubbio” con gli straordinari Meryl Streep e Philip Seymour Hoffman aveva già toccato un tema così delicato con un risultato difficile da eguagliare. \n\n\n\n\nI protagonisti di ” Il caso Spotlight”\n\n\n\n\nMa veniamo a Il caso spotlight: quando la notizia di Boston trapelò ai media\, fu un vero scandalo e l’allora Arcivescovo Bernard Francis Law finì addirittura col dimettersi. I giornalisti del Boston Globe che misero in luce la vicenda riuscirono pure a guadagnarsi un Premio Pulizer per il lavoro svolto.Il cast di questo film è stellare: tra tutti spicca il piacevole Mark Ruffalo con la complicità di bravi attori del calibro di Rachel McAdams\, Michael Keaton\, Stanley Tucci\, Liev Schreiber e John Slattery.Il trailer è in grado di dare già un’idea di quello che possiamo aspettarci al cinema\, senza per questo essere troppo spoiler. C’è chi giura di sentire già odore di award. Non ci resta che aspettare solo qualche giorno per poterlo vedere. \n\n\n\n\n  \n\n\n\n\nRemember \n\n\n\nImpossibile non pensare a This must be the place dopo aver visto il trailer di Remember di Atom Egoyan.La similitudine con uno dei personaggi chiave del film che aveva per protagonista Sean Penn inThis must be the Place è piuttosto marcata. In Remember ritroviamo un ex vittima dell’ Olocausto che\, come il padre di Penn\, è preda di grandi conflitti interiori ed anche malato d’Alzheimer. \n\n\n\n\nChristopher Plummer in una scena di Remember.\n\n\n\n\nIl tema trattato potrebbe essere una spina sul fianco di qualsiasi regista\, ma il cast tra cui spicca un grande Christopher Plummer dovrebbe essere una garanzia. Ad accompagnarlo in questo ruolo difficile ci sono Martin Landau e Bruno Ganz. \n\n\n\nEquals \n\n\n\nDrake Doremus\, quello di Like crazy\, dirige Nicholas Hoult e Kristen Stewart in un questo film che piacerà agli amanti dei film che mescolano fantascienza\, romanticismo e genere drammatico. \n\n\n\n\nUn’immagine tratta dal film “Equals” con Kristen Steward e Nicolas Hoult\n\n\n\n\nQuello che incuriosisce di questo film è senza dubbio la trama che vede i protagonisti vivere in un futuro dove i sentimenti non esistono più. Le cose cambiano quando un morbo li colpisce e fa sì che ritornino a provare dei sentimenti a cui non erano più abituati: la paura\, l’affetto\, la gioia\, l’amore\, il dolore.Il cast scelto da Doremus è composto oltre che dai giovani Hoult e Steward anche da Jacki Weavere Guy Pearce. \n\n\n\nChiara Orlando \n\n\n\nper Fondazione Giovanni Santin Onlus  \n\n\n\nhttps://fondazionegiovannisantinets.it/
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SUMMARY:IL CINEMA ITALIANO IN CONCORSO A VENEZIA 72
DESCRIPTION:Alla 72esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica verranno presentati cinquantacinque lungometraggi. Tra questi\, i film in concorso sono ventuno\, quelli fuori concorso sedici. Alla sezione Orizzonti faranno capo diciotto opere. Questa è la quantità di opere che la giuria dovrà esaminare per decretare i vincitori ed assegnare il Leone d’Oro. \n\n\n\nE il cinema italiano? Non temete: ce ne sono quattro di film italiani (validissimi) in concorso e oggi ci concentreremo proprio su quelli.Avremo il piacere di ritrovare un lavoro di Marco Bellocchio con il film Sangue del mio sangue\, poi Luca Guadagnino con A bigger splash\, Piero Messina con L’attesa e Giuseppe M. Gaudinocon Per l’amor vostro. \n\n\n\n\nUna scena del film “Sangue del mio sangue”\n\n\n\n\nPartiamo da Bellocchio che in Sangue del mio sangue si circonda di tutti gli attori con cui ama lavorare: Roberto Herlitzka\, il figlio Pier Giorgio Bellocchio\, Alba Rohrwacher e Filippo Timisolo per citarne alcuni.Il primo trailer svela qualcosa del film\, ma non riusciamo a dare un morso sostanzioso alla storia. Quello di cui siamo certi è che sarà piuttosto insolito. Il film è girato a Bobbio\, dove il regista aveva precedentemente girato I pugni in tasca. \n\n\n\n\n  \n\n\n\n\n  \n\n\n\nTilda Swinton ritorna a lavorare con Guadagnino nel film A bigger splash\, film di cui ancora non siamo riusciti a vedere il trailer\, ma di cui ci possiamo abbastanza fidare grazie al cast scelto. I più informati dicono che si rifaccia a La Piscine. Gli altri attori che affiancheranno la Swinton sonoDakota Johnson\, Matthias Schoenaerts e il sempre affascinante Ralph Fiennes. \n\n\n\n\nIl cast di A bigger splash con il regista Guadagnino: dalla sinistra Matthias Schonenaerts\, Tilda Swinton e Dakota Johnson \n\n\n\n\nIl film L’attesa di Messina\, che verrà distribuito da Medusa film\, è ambientato nell’entroterra siciliano: le due protagoniste del film\, tra cui spicca Juliette Binoche\, attendono l’arrivo del figlio la prima e del fidanzato la seconda. L’attesa diventa per loro un atto di fede ed amore.Accanto alla Binoche troviamo Lou de Laâge\, Giorgio Colangeli\, Domenico Diele\, Antonio Folletto\, Corinna Lo Castro e Giovanni Anzaldo. \n\n\n\n\n  \n\n\n\n\nValeria Golino nel film Per amor vostro di Gaudino è una donna napoletana che ha condotto una vita senza pensare a se stessa\, ma volta ad assecondare i suoi famigliari. Pur essendo di aiuto agli altri\, non riesce a fare la stessa cosa su se stessa e resta piena di dubbi e paure. Le cose cambiano quando riesce ad ottenere una posizione di lavoro stabile e decide di dare una svolta alla sua vita. \n\n\n\n\nUna scena tratta dal film “Per l’amor vostro”\n\n\n\n\nNel cast con Valeria Golino\, Massimiliano Gallo e Adriano Giannini. \n\n\n\nChiara Orlando \n\n\n\nper Fondazione Giovanni Santin Onlus
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SUMMARY:JANIS : UN TRIBUTO BEN RIUSCITO
DESCRIPTION:Ci sono voluti otto anni alla regista Amy Berg per recuperare il materiale e realizzare Janis\, il documentario sulla vita di una delle più belle voci femminili mai esistite. \n\n\n\nIl risultato è un lavoro certosino di selezione di contenuti\, immagini\, tracce audio e video rarissimi.E’ un bel omaggio a Janis Joplin quello presentato dalla capace Berg che non si limita a raccontare la Joplin del palco e dei backstage\, ma la caratterizza anche in modo intimistico presentando la Joplin in tutta la sua complessità. E lo fa senza mai caratterizzarla e tanto meno dare giudizi. \n\n\n\n\n\n\n\nIl rischio che questo documentario si trasformasse in un prodotto mediocre c’era e in tanti forse\, non appena si è sparsa la voce che questo“film” sarebbe stato presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia\, avranno pensato al peggio. Per i pessimisti questa volta è andata male: Janis non è il solito altarino per ricordare il grande artista scomparso. \n\n\n\nL’unico altare – se proprio dovessimo prenderne in considerazione uno- è quello su cui fare salireAmy Berg\, che con questo lavoro conferma di saper realizzare in modo eccellente questo genere di prodotto.Ma torniamo a Janis: la cosa che abbiamo gradito di più sono state le tracce audio e le lettere alla famiglia\, proprio quella famiglia che non è mai riuscita a comprenderla. Per loro Janis era una figura difficile di cui non sono mai riusciti completamente a condividerne le scelte. E per scelte\, facciamo riferimento a ciò che la spingerà ad essere anticonformista e così diversa dalle altre ragazzine di Port Arthur. \n\n\n\n\n\n\n\nLa Joplin lascerà Port Arthur da giovanissima – con sua e nostra somma gioia. Di lì in poi\, non senza difficoltà\, Janis Joplin si dedicherà alla musica\, l’unica cosa che la faceva sentire veramente se stessa. \n\n\n\nChiara Orlando \n\n\n\nper Fondazione Giovanni Santin Onlus
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SUMMARY:11 MINUTES
DESCRIPTION:Sono bastati solo due degli “11 minutes” di Jerzy Skolimowsky per farmi capire che non mi sarei annoiata durante la proiezione di questo film. D’altra parte\, era stato lo stesso regista ad affermare in conferenza stampa che questo film era la sua personale risposta all’action movieMade in USA.\nE il risultato è davvero un film che gli americani possono invidiare. \n \nÈ il tempo la chiave di lettura con cui analizzare l’ultimo capolavoro di Skolimowsky. Un tempo che fa da trait d’union in tutte le storie di questo film che il Maestro polacco fa sbalzare (letteralmente) fuori dallo schermo. Tuttavia Skolimowsky non vi entra in profondità\, proprio perché pensa stia allo spettatore la decisione di scavare o meno dentro queste vite.\nDifficile dire se chi si impegnerà a mettere insieme i pezzi di questo puzzle intricato\, riuscirà mai a finirlo: sono troppi forse i dettagli da analizzare. O forse sono in pochi ad avere la sensibilità del regista. \n \nÈ sbalorditiva la freschezza con cui il settantenne Skolimowsky dirige un cast – a me sconosciuto – ma davvero talentoso. Già\, la freschezza: ciò che è mancato nelle opere dei registi italiani con la metà degli anni di Skolimowsky in concorso a Venezia. \n\nÈ un vortice quello in cui ci spinge dentro Skolimowski: la sua impeccabile regia analizza il comportamento dell’essere umano nell’attualità del tempo presente. Alle azioni di un marito geloso\, di una attrice\, di un ladro\, di un corriere fanno seguito quelle che possono sembrare delle conseguenze\, ma forse è più semplicemente il caso ad accomunarne i destini?\nIn questo apparentemente disordinato thriller ad alta tensione il pluripremiato regista di Essential Killing e Le départ\, continua a regalarci una grande prova di regia\, tenendoci sempre col fiato in sospeso. \n \nL’unica cosa che mi ha tormentata per tutto il film era se prestare attenzione al disastro patinato alla “ David La Chapelle” o tifare per uno dei personaggi che si trovano invischiati in un presente che mai diventerà futuro.\nD’altra parte\, è questo forse quello su cui pone l’attenzione Skolimowsky: noi siamo adesso\, il futuro non esiste. \nChiara Orlando \n  \nper Fondazione Giovanni Santin Onlus
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SUMMARY:REMEMBER
DESCRIPTION:È stata una scelta coraggiosa quella di Atom Egoyam di girare Remember. Il regista e produttore canadese affronta un tema delicato come quello dell’olocausto. Sono tanti registi ad essersi cimentati in questo tipo di soggetto\, ma in pochi sono riusciti a trarne dei film di cui ci rimane memoria – inevitabile gioco di parole – della “memoria”.\nRemember è un film che si è meritato ogni minuto di applausi a Venezia. Anch’io\, come il resto del pubblico\, mi sono abbandonata a fine proiezione in un lungo battimano al regista presente in Sala Grande. \n\nAltra standing ovation va al cast di attori non più giovanissimi\, con le physique du rôle adatto ad interpretare questa pellicola.\nE del cast\, non possiamo solo citare il brillante Christopher Plummer\, ma anche Dean Norris\,Bruno Ganz ed uno strepitoso Martin Landau\, che con la sua lettera guiderà il protagonista in un involontario (o forse volontario?) viaggio interiore. \n\nIn tanti avevamo il dubbio che Remember potesse essere il film già visto sul tragico sterminio di massa\, ma non è così. Ed anche se all’inizio del film abbiamo la sensazione che a Zev\, degente in una casa di cura e malato di alzheimer a cui è morta la moglie da pochi giorni\, non possa succedere nulla di così eclatante\, col trascorrere dei minuti capiamo che di cose gliene capiteranno tante. Forse pure troppe. \n\nSarà un suo caro amico della casa di cura (un evergreen Martin Landau) a guidarlo – grazie ad una lettera dettagliatissima – in una vera e propria missione per scovare il feroce nazista che ha sterminato la sua famiglia ad Auschwitz.\nE così\, lettera alla mano\, il burbero e allo stesso tempo tenero Zev\, intraprenderà un viaggio che lo porterà addirittura ad oltrepassare il confine ed arrivare in Canada. \n\nSebbene nel film non ci siano specifici riferimenti a ciò che è accaduto nei campi di concentramento ai protagonisti\, si comprende quanto all’epoca la folle realtà possa essere stata confusa con qualcosa di irreale\, nel disperato tentativo di sfuggire al tragico destino. \nIl film Remember è esattamente come la lettera che guida Zev nella caccia al feroce assassino nazista: impeccabile. \nper Fondazione Giovanni Santin Onlus
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