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SUMMARY:SEBŐK ÉVA
DESCRIPTION:Sebők Éva  nasce nel 1954 a Szentgothárd. \nNel 1978 si diploma al Teacher Training College di arte di Pécs. \nEspone in importanti gallerie di Budapest\, quali  Studio Gallery nel 1987\, la Nest Gallery nel 1994 e molte altre\, diventando presto artista di fama\,  partecipa a mostre internazionali come all’ International Exhibition Acquerello\, Sinaide Ghi Foundation a Roma e nel 1991 “Metafora” alla Pécs University College Gallery di Kennesaw\, Atlanta\, Stati Uniti d’America. \nNella sua prima mostra personale fotografica presenta dei lavori di ritrattistica con un genere di reinterpretazione specifico\, basata su immagini fisse di video e sistemi di reti ingrandite di ritratti di noti pittori futuristi. I dipinti sono foto sfocate che ricordano le piccole linee dei pixel\, le linee sono sfocate e i colori scorrono gli uni sugli altri\, come una trascrizione dinamica di un video. Oltre a ritratti\, nei suoi dipinti\, troviamo immagini di particolari architettonici avvolti da un effetto nebbioso che li rende misteriosi. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nSebők Éva  nasce nel 1954 a Szentgothárd. \nNel 1978 si diploma al Teacher Training College di arte di Pécs. \nEspone in importanti gallerie di Budapest\, quali  Studio Gallery nel 1987\, la Nest Gallery nel 1994 e molte altre\, diventando presto artista di fama\,  partecipa a mostre internazionali come all’ International Exhibition Acquerello\, Sinaide Ghi Foundation a Roma e nel 1991 “Metafora” alla Pécs University College Gallery di Kennesaw\, Atlanta\, Stati Uniti d’America. \nNella sua prima mostra personale fotografica presenta dei lavori di ritrattistica con un genere di reinterpretazione specifico\, basata su immagini fisse di video e sistemi di reti ingrandite di ritratti di noti pittori futuristi. I dipinti sono foto sfocate che ricordano le piccole linee dei pixel\, le linee sono sfocate e i colori scorrono gli uni sugli altri\, come una trascrizione dinamica di un video. Oltre a ritratti\, nei suoi dipinti\, troviamo immagini di particolari architettonici avvolti da un effetto nebbioso che li rende misteriosi.
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SUMMARY:Damson
DESCRIPTION:La Fondazione Giovanni Santin Onlus\, vuole ricordare il contribuito alla realizzazione della Mostra di Damson\, nota artista Australiana che si è tenuta presso Palazzo Sarcinelli dal 27 Ottobre all’8 Dicembre 2013\, attraverso la critica di Alessandra Santin: \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n“è una mostra molto forte\, intensa di matrice concettuale che analizza il rapporto che l’uomo contemporaneo ha innanzitutto con il proprio corpo e con il tempo che scorre dal momento della sua nascita fino al momento della sua morte. E’ una tematica molto dura\, che l’artista tratta a partire dalla propria esperienza femminile di vita che prende forma all’interno della propria natura.\nIl sangue che Damson utilizza per le sue opere è un sangue femminile\, l’unico sangue non violento\, che l’artista utilizza proprio per denunciare e far comprendere come nella vita il rapporto col tempo\,la crescita\, la fecondazione\, la maturazione passi attraverso questa ciclicità del sangue\, che rappresenta anche la libertà e la volontà della donna di emanciparsi\, di liberarsi e di realizzarsi nella sua dimensione femminile di madre. E’ una madre che dando alla vita dà anche alla morte.\nDamson è attenta anche al mondo dell’infanzia\, quella non dorata dell’occidente contemporaneo\, anzi il bambino risulta violato nella sua leggerezza\, verginità senza per questo dover essere avvicinato dal mondo terribile della pedofilia. Per l’artista anche un’immagine violenta\, la televisione\, i colori troppo accesi\, la volgarità di alcune manifestazioni\, rappresentano una forma di violenza che il bambino subisce e in qualche modo gli impedisce di crescere liberamente nella sua aspirazione di gioia\, di felicità e anche di difficoltà nella crescita. Quindi è una bambino che non sa più giocare\, più relazionarsi e che chiede invece proprio alla figura poetica e alla dimensione materna di essere salvaguardato attraverso la bellezza nel processo della crescita. \nAltri elementi caratteristici della poetica di Damson sono l’utilizzo dell’abito\, l’abito rituale che accompagna le fasi della vita della donna\, quindi l’abito da sposa\, l’abito della prima comunione\, del battesimo\, c’è sempre un bianco virginale che viene in qualche modo toccato nel percorso della crescita della persona in alcuni momenti specifici. Quindi tutto il rito e la simbologia rientrano fortemente in queste opere d’arte concettuale e servono proprio per dare la forza al senso del tempo; un tempo non cronologico\, non solo un tempo razionale\, cognitivo\, ma piuttosto cadendo da questo tempo\, a cui l’artista da un’accezione positiva di caduta che serve alla donna per liberarsi ed accedere ad un volo\, ad una liberazione\, ad una leggerezza anche calviniana che ricorda come nella nostra cultura c’è bisogno anche di questo.\nIl tempo della vita è anche un tempo brevissimo\, la farfalla\, la linea brevissima del tempo\, la presenza di richiami puntuali come il teschio o comunque la morte stanno a significare e a segnare il tempo forte della vita poetica di quest’artista\, che arrivando dall’Australia ha portato certamente uno sguardo esterno\, uno sguardo\, uno sguardo “altro”\, ma che serve alla nostra cultura per conoscersi e all’uomo di oggi per comprendersi e per dare senso e significato alla propria esistenza…\n\nhttps://www.youtube.com/watch?v=iJrmClYg3s4
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SUMMARY:SZÉKÁCS GYÖNGYVÉR
DESCRIPTION:Székács Gyöngyvér \nSzékács Gyöngyvér  nel  2005 si è diplomato al Moholy-Nagy Università di Arte e Design dipartimento comunicazione visiva di arti grafiche. \nAttualmente vive e lavora a Valencia. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:OTTÓ LÁSZLÓ
DESCRIPTION:Ottó László ( Pecs 30 ottobre 1966) è uno dei rappresentanti di spicco della pittura geometrica ungherese\, concreta\, costruttiva internazionale anche conosciuta come arte creativa. \nNasce il 30 ottobre 1966 a Pécs\, da madre sarta e padre insegnante e pittore. Durante l’infanzia mostra il suo amore verso il disegno e gli strumenti di pittura\, influenzato dall’arte di Victor Vasarely. Tuttavia approfondisce le sue conoscenze e abilità artistiche durante gli studi universitari presso la Facoltà di Architettura. \nNel 1986 esilia per un anno a Göppingen vicino a Stoccarda. Al suo ritorno si iscrive all’università ma è sempre attirato da una vita più libera e dedita al lavoro. Infatti nel 1989 lascia gli studi e tornando da suo padre ai piedi dei monti Mecksek inizia a dipingere paesaggi\, provando varie tecniche. \nAll’inizio degli anni ’90 hanno un grande impatto nella sua ispirazione gli artisti Gyarmathy Tihamér e Attila Kovacs. Anche se a poco a poco cambia orientamento dei suoi studi di storia dell’arte verso Vasarely\, Mondrian e Mark Rothko. \nNel 1994 si avvicina agli scritti di Hamvas e la sua visione del mondo viene profondamente ridisegnata. La visione Zen della vita del Buddismo e l’amore per la cultura giapponese diventano punti cardine della sua arte. I suoi dipinti maturano nell’atmosfera spirituale. Dopo aver letto i saggi di metafisica di Hamvas ampia la sua ricerca verso altre religioni per una comprensione diversa della visione del mondo. La sua pittura viene rivista attraverso questi filtri\, con una ricerca dell’immagine geometrica come fulcro. \nDal 1995 parallelamente alla prima pittura moderna e geometrica ungherese studia anche Imre Bak e Stephen Nadler che lo influenzano particolarmente. \nNel 1998 esprime un particolare stile di immagini in bianco\, geometria simmetrica con spigoli vivi e sfocati\, con un principio compositivo di effetto meditativo. \nDal 2001 mostra i suoi dipinti in diverse gallerie\, dove i collezionisti nazionali si appassionano rapidamente alle sue opere. \nNel 2002 si trasferisce per un anno in Giappone e questa cultura esercita una forte ascendenza sulle sue opere. \nNel 2005 torna a Budapest\, viaggia molto\, visitando Germania e Svizzera alla ricerca di nuove tecniche e materie prime per la pittura acrilica. \nDal 2006 si trasferisce a Düsseldorf. \nViaggia molto\, visita gallerie\, musei e si dedica allo studio delle arti contemporanee. la pittura monocromatica\, le nuove tecniche di arte costruttiva col cemento\, il minimalismo\, questa ricerca apre una nuova visione verso una sorta di chiarezza. \nDal 2012 torna nuovamente a Budapest\, dove inizia un periodo fertile di studio\, reinterpretando l’arte popolare ungherese con forme geometriche specifiche\, ogni quadro diventa concreto\, basato sui principi spirituali della legge tradizionale eterna\, sempre alla ricerca di quella coscienza universale attraverso le religioni.
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SUMMARY:JULIA BALASSA
DESCRIPTION:Julia Balassa \nNata a Budapest il 17 ottobre 1960. Già dalla prima infanzia si nota la sua predisposizione per la pittura\, la musica e la danza. \nDopo aver frequentato la scuola di musica\,  si  laurea in Belle and Applied Art School al dipartimento di pittura. \nDopo gli studi professionali le pitture decorative tessili suscitatano il suo interesse per le singolari forme espressive e nel 1987 si laurea al Csaba College of Applied Arts proprio in questa disciplina. \nLa ricerca di connessioni profonde del mondo per cercare di comprendere il pensiero umano caratterizza i suoi lavori\, con temi trascendentali senza tempo. \nLa forte sensualità  viene espressa dall’amore per il colore che prende forma sui tessuti. \nLa ricerca delle connessioni più profonde del mondo e la psiche dell’umanità ispirano i suoi dipinti con temi senza tempo e trascendentali\,  ma al contempo è attratta dai problemi che colpiscono la nostra epoca. Questa dicotomia caratterizza tutto il suo lavoro. \nIl Sè spirituale e l’essenza sono in costante ricerca \nLe tradizioni religiose e la nostra spiritualità possono essere una bussola di orientamento spirituale e le forme e i colori vogliono essere il linguaggio visivo con cui ritrovare il nostro essere superiore.
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SUMMARY:Mario Vidor - Un giorno veneziano
DESCRIPTION:La Fondazione ha dato sostegno alla realizzazione della raccolta fotografica “Un giorno veneziano” di Mario Vidor\, testo critico Alessandra Santin. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nVENEZIA \nSuite di Mario Vidor \nIn musica la Suite (in italiano: Successione) è una sequenza di brani\, detti anche movimenti\, caratterizzati da un’alternanza di tempi moderati (Adagio\, Lento) e tempi mossi o rapidi (Allegro\, Presto…). Prima di questi movimenti si trova spesso il Preludio come introduzione della raccolta: Johann Sebastian Bach lo inseriva sempre per meglio chiarire i contenuti e le caratteristiche delle sue Suites. \n  \nMario Vidor proprio come un compositore decide di seguire questa struttura che gli consente di esprimere compiutamente l’esperienza umana del viaggiatore\, il suo andare tra le calli veneziane ancora e ancora\, ripassando per gli stessi campi\, accanto a uguali architetture\, di fronte agli stessi orizzonti che però si stagliano sotto cieli sempre rinnovati. \nCambiano le luci e i toni\, le ombre e le emozioni; se non cambiano è l’artista ad intervenire modulandoe virando i contrasti\, smorzando quelli accesi e delineando sfumature raffinate\, sfuggendo in tal modo alla volgarità che spesso viole l’armonia di certi luoghi preziosi. E’ il suo modo di amare Venezia salvaguardandola dalla superficialità e dalla fretta del quotidiano contemporaneo\, per restituirle il senso del luogo unico e assoluto\, di una bellezza antica che si rinnova secondo forme e ritmi che solo a Venezia possono essere  riconosciuti. \nGli archi del lungo Ponte della Libertà che conduce al Tronchetto e al Piazzale Roma\, aprono il “Preludio” che individua i luoghi simbolo della città: Palazzo Ducale; la Chiesa degli Scalzi accanto alla stazione ferroviaria; la Riva degli Schiavoni; lo Squero con le gondole in restauro. L’immaginario tradizionale riferito a Venezia\, che ciascuno possiede nella propria memoria visiva\, viene riavvicinato in chiave poetica sottolineando l’universalità di queste immagini che hanno davvero lo scopo di permettere un ricongiungimento\, una globalizzazione\, una unificazione esperienziale. Ogni visitatore che ha passeggiato in questi luoghi\, ogni lettore che vi si ritrova e riaccende un ricordo\, rivive un’emozione. \nLo “Scherzo” documenta uno degli eventi che rendono questa città famosa nel mondo\, il Carnevale con le maschere del Settecento i cui costumi di raso elegante\, le trine\, i pizzi e le acconciature rappresentano un’indiscutibile cifra stilistica del luogo\, con i turisti che si accalcano in Piazza S. Marco\, giocano con i colombi\, seguono disordinati la propria Guida ascoltando le sue indicazioni\, tutti vicini per il timore di smarrirsi nei labirinti affollati. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nIl “Presto con fuoco” rileva certe contraddizioni di stili e masse\, negli equilibri precari e insieme eterni di Venezia: maestose sfilano le navi da crociera con il loro carico di volumi sovradimensionati; suscitando stupore le linee avveniristiche dei binari del tram e le scie di onde che inseguono barche veloci\, protese verso il futuro che attraversa la quiete della laguna. \nPoi sopraggiunge la dimensione del tempo lento. \nConclude la Suite l’ “Adagio”. \nMario Vidor guida il vostro sguardo su un particolare\, un frammento\, un simbolo. La parola AMORE\, scritta sul selciato\, rappresenta la chiave di lettura di questa serie di lavori. Con attenzione amante osserviamo il lucchetto a forma di cuore\, la leggerezza della foglia posata sulla bitta\, il profilo della scultura protesa su un fondale sfocato\, il ritmo sempre identico del gondoliere davanti alla maestosità della Salute\, la mamma col bambino intenta a leggere un grande quadro monocromo entro l’Arsenale. \nLa lentezza dei ritmi veneziani qui si esprime come valore raro\, come piacere assoluto. Mario Vidor se ne appropria e ne fa omaggio\, suggerendoci la possibilità di rileggere e reinterpretare la relazione che instauriamo con il Tempo oltre che con il Luogo\, per assaporare quella bellezza che contraddistingue\, oggi e sempre\, l’uomo. \n  \nAlessandra Santin
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SUMMARY:PETER ZSUFFA
DESCRIPTION:Peter Zsuffa nasce il 13 maggio 1966. Si laurea a La Belle and Applied Arts School come orafo. \nDal 1984\, presso l’atelier del maestro orafo  Gabor Racz (Presidente dell’Associazione Internazionale di Arte smalto dell’Europa dell’Est) perfeziona l’arte della smaltatura. \nPresenta diverse mostre collettive e personali (Mindszentkálla Internazionale Triennale smalto\, Olaf Palme House Budapest\, Kunsthalle di Budapest). \nDal 1990 diventa membro fondatore del READY-St. Lucas Arts Guild. \nInsegna l’arte della pittura a smalto di metalli in diverse scuole. \nPer anni presenta opere smaltate\, dipinge medaglie e distintivi importanti.Riscuote numerosi consensi nell’arte sacra all’interno di diverse chiese e con stemmi locali e statali ad esempio nell’ufficio del Sindaco di Budapest\, Palazzo Sándor\, si può ammirare  uno storico smalto con lo stemma dell’ Ungheria (lavoro congiunto con Gabor Racz) \nInoltre ottiene buoni risultati anche nel desing di interni e con foto artistiche.
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SUMMARY:KRAUSZ MARGIT
DESCRIPTION:Margit Krausz è nata il 26 aprile 1956 a Budapest.Trascorre la sua infanzia a Pestlőrinc\, dove già dimostra  un interesse verso l’arte e le cose creative.Si è laureata presso la facoltà di disegno József Attila di Buda. \nNei suoi quadri esprime il quotidiano  con le gioie e i dolori\, la ricerca della  felicità e la perdita\, tutto è un continuo rinnovamento. La  vita di tutti i giorni dona momenti belli e meno belli\, che racchiude  nelle sue opere che sono  fonte di  riflessione e al contempo suggestive. \nOsservando le sue opere si entra  in contatto diretto con l’artista trovando un punto di incontro speciale e nel processo solitario interiore della creazione\, alla fine\, ci si ritrova compagni di viaggio.
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SUMMARY:SZENTPÉTERVÀRI LUDMILLA
DESCRIPTION:udmilla Szentpétervari è nata a San Pietroburgo il 20 gennaio 1956 e a 27 anni si trasferisce in Ungheria. \nFin da bambina il disegno e la pittura catturano la sua attenzione\, a questa passione dedica i suoi studi universitari. Tutta la sua vita è influenzata dalla ricchezza artistica della sua città natale. \nI dipinti parlano di umanità\, comprensione dell’universo\, approccio con la religione e amore. \nI suoi lavori sono espressione di movimento e giochi di luce cercando di rendere visibile l’invisibile\, penetrando il tempo del mondo\, unendo alla bellezza della vita materiale le infinite forme di esistenza. \nL’esposizione si è tenuta presso la Galleria d’arte dell’Hotel Museum di Budapest\, con la curatela di Marta Czinder Mányainé.
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SUMMARY:ADO FURLANETTO - viaggi dell'anima
DESCRIPTION:VIAGGI DELL’ANIMA \nTorna alla “Luce”\, Ado Furlanetto\, nella realizzazione di questa ultima serie di opere preziose. In essa l’artista rende esplicito l’indicibile\, il mistero della vita nel presente\, la bellezza che egli intravede nell’esperienza più concreta\, nella luce\, appunto\, del respiro della vita. \nOvunque affiora il senso di una Natura benigna e feconda; ovunque il volo di elementi poetici\, cari alla sua ricerca\, ritorna ancora e ancora per indicare un percorso necessario\, per dichiarare l’armoniosa via salvifica del mondo naturale. \nPer questo nelle sue opere recenti si rarefanno gli elementi\, lasciando ampi squarci al vuoto\, che si manifesta nel riflesso di nuvole bianche su acque correnti purissime. \n  \nI temi ambientali\, tanto cari al contemporaneo\, qui si ribadiscono in modalità sempre più raffinate\, eleganti e indispensabili insieme. La vita delle crode\, il passo sui sentieri dei magredi\, le correnti delle acque appena affiorate dal sottosuolo amato… sono ritratti con attenta precisione\, arricchiti da letture silenti e profonde\, da velature\, da sfumature che spesso si accendono e si intensificano. \nNon resta che ammirare ogni lavoro disponendoci come di fronte ad una finestra su un paesaggio familiare. \nSono i nostri cieli\, sono i nostri passi sul sentiero\, sono i nostri desideri lenti e potenti quelli che ritornano e si sviluppano davanti al nostro sguardo. \nLe strutture architettoniche presenti\, date per accenno e per assenza di colore\, fantasmi di interventi umani sul territorio\, dicono di sé come gli altri elementi non prodotti dall’uomo: i rami e le fronde\, gli avvallamenti e i dossi sul crinale del mondo. Queste presenze lineari antropiche\, ubbidienti alle geometrie costruttive si fanno fin da subito nuove cifre stilistiche\, importanti perché sobrie e rare\, perché portatrici di significati profondi: la necessità di meditare sull’intervento umano\, la possibilità di creare dialoghi armoniosi con l’ambiente\, la necessità di rintracciare sempre una bellezza possibile\, nei rapporti tra gli elementi culturali e quelli naturali. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nQuesto il suggerimento e l’auspicio che Ado Furlanetto esprime da sempre nella produzione della sua arte; ma nelle ultime realizzazioni il messaggio sembra più consapevole e più determinato. Esso è il luogo in cui compiere quei “Viaggi dell’Anima” che qualificano la vita\, che rendono più umano il presente\, più dolce e luminoso il desiderio di futuro. \nAlessandra Santin
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SUMMARY:TOPPAZZINI\, i Frammenti del Tempo
DESCRIPTION:La Fondazione Giovanni Santin Onlus ha dato il suo sostegno alla mostra di Toppazzini\, “Venezia Frammenti del Tempo” \, con curatela di Alessandra Santin\, che si è svolta presso il chiostro della Madonna dell’Orto di Venezia dall’11 aprile 2015 al 22 Aprile 2015. \nANGELO TOPAZZINI \nVenezia. I Frammenti del Tempo. \nIl mutamento continuo e la mancanza di stabilità che caratterizzano il nuovo Millennio\, scandito da eventi straordinari e dal ritmo frenetico del quotidiano\, rappresentano la dimensione poetico-esistenziale di Angelo Toppazzini\, che nella mostra di Venezia\, negli spazi prestigiosi del Chiostro Tintorettiano\, trova coincidenze e suggestioni particolari. \nLe infinite manifestazioni del presente\, che troppo velocemente si dissolvono\, sembrano potersi stabilizzare sul muro di mattoni e sul cemento\, non più materiali indifferenziati ma luoghi capaci di ospitare con continuità e nel tempo la storia dell’uomo. in tutta la sua varietà e verità. Venezia nei suoi muri\, nei chiostri\, nelle sue calli\, nelle opere d’arte\,… raccoglie i riflessi  della Storia\,  i frammenti che Angelo Toppazzini registra e conserva come immagini e come visioni\, salvandole dalla dimensione liquida del presente. \nÈ di cemento il video che entra incessantemente nelle nostre case; sono di ferro il cellulare e i suoi giochi visivi; le foto e la memoria; i pezzi di lettura che ospitano gli ultimi lacerti del giornale di ieri e della vita di oggi. La materializzazione operata dall’artista\, nelle cementificazioni e sulle lastre di ferro arrugginito dal salso\, ripropone il desiderio di una pace interiore prima che esteriore. \nQuando i linguaggi digitali della multimedialità interrompono la realtà e accelerando la progressiva “perdita dei contorni” influenzano la “perdita di significati e di valori”\, l’arte di Toppazzini disvela e solidifica. Attraverso la pittoricità della sua scultura egli registra quelle relazioni nella quali l’uomo di domani potrà ancora riconoscersi come autore e spettatore\, vero protagonista consapevole. Immerso poeticamente nella complessità del mondo visivo Angelo Topazzini ricorda il respiro originario di ciascuno\, la forza della Storia\, il farsi silenzioso della Natura nel susseguirsi ritmico degli anni e delle stagioni. Egli intravede le conseguenze spesso imprevedibili delle scelte di oggi\, le possibilità insite nei pensieri\, nelle emozioni e nei saperi. \nTutte le relazioni\, che intercorrono tra le immagini e la materia\, tra la fissità delle calli e la vitalità dell’acqua marina\, sono ricondotte all’uomo\,  restituite al presente del suo tempo in cui è sempre l’assenza che canta\, che chiama\, che interpella. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nLe opere più recenti di Angelo Toppazzini esprimono un nuovo bisogno di pacificazione\, di incontro e dialogo.\nLa sfera\, in particolare\, simbolo di una sintesi perfetta tra tensione ed equilibrio\, ferita e sutura\, ha assunto in sé questo compito di rivisitazione e superamento della distruzione\, per esprimere una bellezza rinnovata e duratura. Posta nello spazio del Chiostro essa determina una direzione dello sguardo e la circolazione nello spazio. Orienta l’andamento di ciascuno nel luogo espositivo. \nLa corrente di movimento si fa più fluida e liquida per  ricondurre ciascuno là dove l’artista desidera ritornare\, nel principio vitale in cui ogni elemento concatenato detta il ritmo\, l’interpretazione e il respiro. Il comprendere torna ad essere azione ed assunzione di un punto di vista  mobile e soggettivo\, condiviso dal “flusso” che pone in atto una comunione. \nAngelo Toppazzini\, nella cura dell’esposizione che definirei per certi aspetti Installazione\, ricrea un legame di contatto che qualifica lo spazio e ripropone in esso il senso dell’armonia vitale. Il nostro sguardo è chiamato alla lettura in forma di canto\, seguendo il susseguirsi delle opere come fossero onde\, note di partiture musicali che riflettono i frammenti della Storia. \nA Venezia più che altrove essa si sedimenta sui muri per narrare ancora\, per dire di nuovo\, per rivedere un futuro di pace possibile. \n  \nAlessandra Santin
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LOCATION:Chiesa della Madonna dell’Orto\, Cannareggio\, 3512\,\, Venezia VE\, 30121\, Italia
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SUMMARY:PATRIZIA SERENA
DESCRIPTION:La Fondazione Giovanni Santin Onlus ha sostenuto l’evento che si è svolto sabato 24 Aprile 2015\, presso l’Hotel Santin\, a Pordenone in via delle Grazie 9. Durante la degustazioni di vini\, offerti dalla cantina Rive Col de Fer di Caneva\, si sono potuti ammirare i Mosaici dell’artista Patrizia Serena. \n 
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LOCATION:Galleria d’Arte Hotel Santin\, Via delle Grazie 9\, Pordenone\, 33170\, Italia
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SUMMARY:FRANCESCO DE FLORIO
DESCRIPTION:La Fondazione Giovanni Santin Onlus ha dato sostegno alla mostra di Francesco de Florio \, ” Shape\,tra terra e cielo”  presentazione a cura di Alessandra Santin. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nFRANCESCO DE FLORIO \nSHAPES. \n“Ogni uomo appartiene ad un luogo \ne la sua visione del mondo dipende dalle proprie radici.” \nEduardo Chillida \n  \nIn un’epoca dove domina l’incertezza e l’esperienza dell’inquietudine rimette in discussione ogni punto di riferimento\, la conoscenza si manifesta in modo frammentario ed incompiuto e i confini dell’esistenza si modificano continuamente\, rendendo necessario “ri-orientarsi nel pensiero” per produrre sempre nuove rappresentazioni. \nPartendo da questa serie di questioni alla fine degli anni Ottanta\, dopo gli esordi figurativi\, Francesco De Florio orienta la sua ricerca ai linguaggi dell’Informale\, e ridisegna una nuova personale visione del mondo. \nFin da subito l’artista produce opere complesse che rappresentano la difficoltà di esperire la fluidità sensibile del quotidiano. In esse la forza del dissenso si dispiega con intensità centrifuga e si relaziona con il piacere di registrare quei mutamenti strutturali e sociali della nostra cultura\, che aprono nuove vie e inedite possibilità. \nFrancesco De Florio traduce da allora la frammentazione della linearità con gesti ritmati\, singoli\, dati di getto con l’uso della spatola e del rullo. Lo spazio complessivo delle opere riconduce alla pienezza. La composizione per campi regolari ricorda le piante delle grandi metropoli\, i quartieri e le piazze in cui si ripetono le medesime esperienze cognitive ed affettive\, collettive e individuali\, pubbliche e private. \nLa contrazione della durata e l’accelerazione del divenire si esprimono con linee morbide\, volanti e diagonali che percorrono lo spazio labirintico quasi in volo\, come farebbe un fiume che si apre la strada formando anse larghe e contenenti. In esse le correnti si placano ma solo per un poco. \nTutto ciò si manifesta fin da subito attraverso segni portanti trasversali\, veloci\, liquidi ed incisivi. \nLa compresenza di tanti elementi caratterizza lo spazio che già si diceva appare denso\, pregno di dati accostati per opposizione più che per dialogo e sintonia. La tavolozza si rivela sensibile tanto ai colori caldi e pastosi quanto alle tinte aeree\, fredde\, date per velature. \nCon il proseguire della ricerca\, agendo per sottrazione e per operazioni analitiche minimali\, l’artista sviluppa percorsi che privilegiano diverse dimensioni concettuali e stilistiche. \nIn ciascuna l’arte e il pensiero  dell’artista sono capaci di istituire un luogo\, non dunque uno spazio colto a livello visivo nelle sue tre dimensioni\, ma un «luogo»\, il «mondo in cui l’uomo è» ossia abita\, costruisce\, pensa (anche ma non solo poeticamente). \nQuando Francesco De Florio sottolinea l’esperienza della volatilità del tempo (che istituisce su altre basi il vissuto quotidiano dell’urgenza) trasforma la successione in una serie di punti e di volute che si affermano quasi in modo indipendente l’uno dall’altra\, secondo la logica dell’istante che oggi siamo soliti chiamare -tempo reale-. Questa nuova serie di opere riconducibili all’Astrattismo lirico sviluppa il senso di  quelle forme\, Shapes\, intime e vitali\, che si sottraggono solitamente allo sguardo distratto\, ma che ad una lettura più attenta offrono visioni di profondità e meditazione. \nNella serie di tele in cui le tecniche dell’Astrattismo geometrico sembrano invece prendere il sopravvento\, certe linee dell’orizzonte si ripresentano nella loro portanza\, riconducendo la visione alla dimensione più nota del paesaggio tradizionale\, ma la scelta dell’angolo prospettico muta la relazione con la terra dell’uomo. Se gli orizzonti si abbassano ecco la prospettiva aerea condurre il nostro sguardo verso l’infinito e oltre;  se invece l’orizzonte appare alto nello spazio dell’opera\, il senso del limite si rivela in tutta la sua potente valenza costrittiva. Le forme dell’aria\, Shapes ritmiche e pervasive\, rimettono in campo il senso “materico” sia nel colore che nella massa\, stabilizzando contesti\, ostacoli\,  indicazioni di meta\, sensi di pace possibile\, indicazioni di viaggi inattesi. \nAnche quando l’artista utilizza pastelli o acquerelli la cifra stilistica e i contenuti rimangono immutati\, rendendo ogni tipo di lavoro espressione compiuta del suo sentire\, sempre intenso e significativo. In ogni opera l’arte sorpassa la vita e la ri-guarda\, come vissuto sensibile alle relazioni preziose tra Shapes esigenti e silenziose. Mai silenti. \n  \nAlessandra Santin
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SUMMARY:KOÓ ÉVA LÍDIA
DESCRIPTION:Koó Éva Lídia nel 1962 si laurea alla Facoltà Universitaria di Scienze Mediche nella Facoltà di Medicina e Chirurgia. \nSempre attratta dall’arte e dalla pittura\, è influenzata dalle opere di Braque e Ermo Fisher.\n \nI suoi maestri sono discepoli di Fisher e Giovanni Kiss che le trasmettono fedelmente le loro tecniche. \nLa passione per l’arte astratta e l’amore per gli animali\, in particolare cani e cavalli\,vengono espressi simbioticamente nei suoi dipinti. \nNegli ultimi anni partecipa ad una serie di mostre collettive e individuali con i propri quadri. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:POPE FORMA E COLORE
DESCRIPTION:La Fondazione ha dato sostegno alla Finissage Mostra POPE “Forma e colore”  curatela di Alessandra Santin. Visita guidata della chiesa dell Madonna dell’Orto di Venezia e concerto del complesso vocale-strumentale “Antonio Lotti” di Venezia. \nChiesa della Madonna dell’Orto Chiostro Tintorettiano di Venezia 3-18 Maggio 2014.
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SUMMARY:AGNES VARGA
DESCRIPTION:La Fondazione Giovanni Santin Onlus ha esposto le opere di Agnes Varga presso la galleria d’arte dell’Hotel Museum di Budapest dal 01 Giugno al 28 Giugno 2015. La mostra è stata curata da Marta Czinder Manyain. \n       \n 
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SUMMARY:9° SIMPOSIO FOTOGRAFICO
DESCRIPTION:La Fondazione Giovanni Santin Onlus ha patrocinato la mostra fotografica “Vedere Oltre”\, realizzata con la curatela di Alessandra Santin. \n9° simposio fotografico ha avuto luogo presso la Galleria Comunale ” La Loggia”\, il Centro Arti Visive e le ” Ex Prigioni” a Motta di Livenza dal 06 Giugno al 05 Luglio 2015. \n  \nALAIN SANTIAGO \nSIMMETRIE …. CON NOE’. \nLa simmetria centrale è largamente diffusa in Natura\, sia nel mondo animale e vegetale che in quello minerale. Il suo particolare fascino e l’eleganza formale hanno sempre attratto l’attenzione dell’uomo. Infatti nelle espressioni creative la presenza di simmetrie\, armonia ed equilibrio testimoniano fin dall’antichità la stretta relazione che tali concetti realizzano tra scienza\, estetica e arte. \nTra gli artisti\, emblematica è la ricerca di Maurits Cornelis Escher (1898-1972)\, affascinato tanto dai mosaici moreschi dell’Alhambra  quanto dai motivi geometrici\, reali e di fantasia presenti in Natura. \nSu questo filone estetico si inserisce il lavoro più recente di Alain Santiago. Durante i suoi viaggi l’artista raccoglie immagini di architetture e luoghi in cui la dimensione lineare\, coloristica e grafica testimonia (anche involontariamente) la propensione allo sviluppo di forme lineari simmetriche. Questi elementi segnici\, grafici\, si prestano in un secondo momento ad interventi di composizione digitale\, mirata ad enfatizzare determinate regolarità\, equilibri\, astrazioni geometriche-scenografiche-simmetriche.  Le rappresentazioni che si vanno costituendo\, spesso impossibili e irrealizzabili\, quindi  “inutili”\, possono essere apprezzate da uno sguardo altro\, animale\, libero da esigenze di opportunità\, realizzabilità e senso. \nIl gatto Noè è l’unico in grado di muoversi con elegante naturalezza in questi nuovi orizzonti. Alain Santiago\, con ironia ma anche con consapevole determinazione\, affida a Noè il compito di dialogare senza interpretare\, senza comprendere la realtà contemporanea più poetica\, bella proprio perché superflua\, misteriosa\, “mai vista”. \nCon evidente indifferenza Noè si dispone a vivere il presente nel “luogo che non c’è”: spazio virtuale\, colorato e complesso\, frequentato più spesso dalla video arte che dalla fotografia più tradizionale. \nAlessandra Santin \nALIDA  CANTON \nVISIONI & COMPLESSITA’ \nAlida Canton esplora e si sofferma sulle compresenze e le contraddizioni che si incontrano nelle città italiane più note: Venezia\, Milano\, Roma. \nIl suo  sguardo percorre le architetture emblematiche in bianco e nero e gli scorci inattesi realizzati a colori\, con medesimo stupore ed uguale attenzione\, cogliendo i riflessi storici sulle superfici traslucide contemporanee. La merce in vetrina dialoga senza timore\, senza preconcetti o inutili selezioni con i reperti antichi\, con le sagome delle persone che percorrono le vie e le piazze per i motivi più diversi (lavoro\, turismo\, necessità\, scelta o imposizione…). C’è chi è solo con il proprio cellulare\, altri sono persi in loro stessi o in qualche amore\, schiavi di un desiderio pilotato\, liberi in un sogno rincorso\, prigionieri di un rimorso\, un rammarico\, un vuoto. \nLe armonie cromatiche\, i contrasti di luce\, i cenni delle relazioni e delle solitudini\, gli accenti sui limiti e i confini rappresentano gli eventi quotidiani e raccontano la vita nelle nostre citta\, sotto lo sguardo in pietra dell’angelo\, contro il cielo mai completamente sgombro di nubi. \nQuesta molteplicità\, questa complessità accolta più che giudicata\, rende le opere di Alida Canton una perfetta lettura del contemporaneo urbano\, dove l’esistenza si ripete e l’enigma si interroga in ogni modo possibile. \nAlessandra Santin \nCESARE GENUZIO \nDA VARSAVIA AL PAESE DI TEMPORALI E DI PRIMULE \nLa direzione dello sguardo e le finalità del viaggio illuminano in modo diverso gli stessi luoghi\, colorano le atmosfere degli eventi\, mostrano particolari altrimenti nascosti o sottesi. \nCesare Genuzio\, mentre si trova a Varsavia per documentare l’avanzamento dei lavori condotti dalla Ditta Cimolai di Pordenone nella realizzazione dell’imponente Stadio Nazionale\, si è dedicato anche alla ricerca  di documenti per ricostruire la storia della famiglia d’origine di sua moglie\, colpita tragicamente dalla persecuzione degli ebrei\, durante la seconda guerra mondiale. \nLe due sezioni della mostra illustrano quindi due percorsi visivi che pur essendo differenziati per contenuti e significati\, restituiscono una cifra stilistica unica. \nLa poetica di Cesare Genuzio\, infatti\, si caratterizza  per il rigore compositivo\, la scelta meditata delle luci naturali\, la presenza di poche figure umane che danno l’accento all’opera\, il bisogno di recuperare una profondità del significato e un respiro del luogo e dell’evento. \nPer questo ogni singola opera indica un suo sentire personale\, attento tanto all’analisi strutturale del pensiero\, quanto alla dimensione  emotiva\, mai superflua\, della Storia\, del Vissuto e del Tempo. \nAlessandra Santin \nCLAUDIA DEGANO \nLEJOS Y MUY CERCA \nLontano e molto vicino (Lejos y muy cerca) è un progetto su cui l’artista Claudia Degano lavora da molto tempo. Vuoi per la storia personale che l’ha portata a vivere in Argentina e a viaggiare in solitaria in America meridionale; vuoi per un interesse personale che la porta a riflettere sui temi dell’interculturalità\, dell’integrazione \, dei rapporti di genere e tra i sessi\, la Degano ha cercato una figura emblematica che rappresentasse una sintesi della complessità del vivere contemporaneo. L’Angelo ha offerto una felice apertura a molte questioni problematiche\, in primis il tema della nascita e della vita\, dell’accompagnamento e del rispetto che ciascuno deve avere. \nLe lunghe ali costruite con cura dall’artista offrono possibilità inedite di vicinanza estrema e di elevazione\, per raggiungere qui punti di vista -alti e altri- che illuminano visioni nuove\, possibili solo attraverso sguardi liberi da preconcetti e pregiudizi. Per questo gli angeli di Claudia Degano pur assumendo posture e movenze classiche\, dialogano con il qui ed ora: accolgono tra le braccia la ragazza punk\, sono madri gravide\, padri amorevoli\, viaggiatrici in treno\, giovani ferite in ospedali abbandonati. Per questo i suoi angeli rendono visibile la dimensione più spirituale dell’uomo accanto a quella carnale. Altri poeti si sono interrogati su queste figure contempoareamente tanto lontane e vicine a noi; Rainer Maria Rilke è forse il più citato tra i poeti. Io vorrei concludere con le parole dello scrittore James Hillman “Occorre avere occhio per l’invisibile\, chiuderne un poco uno ed aprire l’altro su l’altrove: è impossibile vedere l’angelo se prima non abbiamo l’idea dell’angelo”\, e continua affermando: “I nostri corridoi sono così angusti e bassi che gli Invisibili devono contorcersi …. per passare al di qua”. \nAlessandra Santin \nGiancarlo Rupolo \nDovrò di nuovo erigere la vasta vita\, \nspecchio di te ancora: \ndovrò ricostruirla ogni mattina. \nOra che non ci sei\, \nquanti luoghi son diventati vani \ne senza senso\, uguali \na lampade di giorno. \nSere che ti hanno accolto come nicchie\, \nmusiche dove trovavo te ad attendermi\, \nparole di quel tempo\, \ndovrò distruggervi con questa mani. \nIn quale baratro potrò celare l’anima \nperché non veda la tua assenza\, \nfulgida come un sole orribile \nche non tramonta mai\, spietata\, eterna? \n  \nGiancarlo Rupolo \nLa mancanza di libertà viene evocata magistralmente da Jorge Lous Borges quando scrive: \n-La tua assenza mi sta attorno/ ……. / come il mare a chi affoga.- \nLa mancanza di speranza e di opportunità di scelta e’ uno dei mali che possono pericolosamente colpire chi si trova detenuto in un carcere\, luogo che invece dovrebbe essere incontro con esperienze che permettono nuove consapevolezze\, possibilità di cambiamento e formazione\, apertura verso altre vie. Il Corso di fotografia tenuto da Giancarlo Rupolo si inserisce perfettamente in quest’ottica della speranza umana\, che caratterizza la vita in ogni dove. La sensibilità dell’uomo prima che dell’artista\, al di la’ delle sue competenze tecniche\, ha permesso la realizzazione delle opere esposte in due sezioni: nella prima gli scatti eseguiti a colori dai corsisti\, nel rispetto delle condizioni e dei permessi ottenuti; nella seconda le opere essenziali\, in bianco e nero\, emblematiche dell’intensa e partecipata relazione messa in atto da Giancarlo Rupolo. Qui l’accento si pone sul respiro della vita che ognuno ha il diritto di sentire e fare proprio\, anche in un universo spesso terribilmente difficile. Una bellezza legata agli occhi di chi guarda\, più che ai soggetti\, ai luoghi\, ai limiti guardati. \nAlessandra Santin \n  \nMARCELLO FRANCHIN \nIntrospezioni marine \n                                     Di fronte al mare la felicità è un’idea semplice. \n(da Chourmo. Il cuore di Marsiglia- Jean Claude Izzo) \n  \nRitorna al mare Marcello Franchin con una serie di opere in bianco e nero di grande impatto estetico ed emotivo. \nLa composizione meditata e minimale annulla il contesto per condurre ad un’idea di riva che potrebbe essere ovunque\, perché in ogni dove esiste una possibilità di partenza. Il molo in particolare\, posizionato centralmente verso l’infinito\, è un lungo setto verticale che induce lo sguardo ad un movimento lento\, verticale verso l’altrove. \nQuesto gesto più che indurre ad andare suggerisce il senso dell’attesa di un incontro possibile\, con il sublime che sta oltre l’orizzonte\, o con se stessi nell’interiorità più segreta ed enigmatica. \nPer questo le vedute marine di Marcello Franchin non cessano la narrazione\, non sospendono il fluire del tempo nello scatto fotografico\, ma conservano un senso e un ritmo che riconducono la vita al luogo\, alla riva in cui l’ incessante andirivieni delle onde si allinea con il respiro dell’uomo. \nE’ un dialogo interiore che prende forma\, che annuncia e si esprime in un silenzio dell’anima che si avverte quando il frastuono del quotidiano cessa di occupare ogni spazio\, quando la ricerca di una dimensione libera si concretizza intorno all’artista\, nella solitudine ricercata davanti al mare. \nAlessandra Santin \n  \n           \n 
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SUMMARY:PAOLO DIZIO CIOT
DESCRIPTION:Dal 26 Giugno 2015\, presso la hall dell’Hotel Santin di Pordenone\, sono state esposte le opere fotografiche Paolo Dizio Ciot.
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LOCATION:Galleria d’Arte Hotel Santin\, Via delle Grazie 9\, Pordenone\, 33170\, Italia
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SUMMARY:NAGY ERNŐ
DESCRIPTION:Nasce il 28 agosto a Felnémet\, Ungheria.\n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nNel 1953 si  laurea presso l’Accademia di Belle Arti Ungherese\, i suoi maestri sono stati Domanovszky Endre\, Hincz Gyula Pap Gyula. \nDal 1953 vive e lavora a Eger. \nHa insegnato presso il Teacher Training College a Eger fino al 1986. \nHa organizzato diverse mostre individuali e collettive in diversi paesi europei. \nOgni anno\, dal 1953 organizza  a Eger una mostra: la  Violent County. \nIl suo percorso artistico fa trasparire il suo un rapporto intimo con la natura che permane in tutti i suoi lavori. \nNelle sue opere vuole portare un significato simbolico rappresentando motivi quasi tangibili\, come un paesaggio di campagna o una natura morta.
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SUMMARY:LA FELICITÀ ESISTE
DESCRIPTION:“LA FELICITA’ ESISTE”\, di Ugo Tonizzo e collettiva di artisti coevi\, dal 22/09/2015 al 29/11/2015 presso la Galleria Civica d’Arte “Celso e Giovanni Costantini” di Zoppola. Curatela di Alessandra Santin. \nIl 15 Novembre Marco Minuz ha tenuto un incontro su “l’arte in Friuli”. \nL’artista è davvero un essere speciale\, una persona con una dote in più\, capace insieme ai poeti di cogliere \nl’essenza delle cose e di renderla se non comprensibile\, almeno capace di evocare sensazioni\, emozioni\, \nriflessioni. \nDopo il successo degli anni scorsi\, il Comune di Zoppola torna a celebrare i propri straordinari artisti. \nQuesta terza edizione e’ dedicata a Ugo Tonizzo\, persona di rara sensibilità\, saggezza e grande umanità. \nNell’esposizione\, allestita nella splendida cornice della Galleria Civica d’Arte “Celso e Giovanni Costantini” \ne organizzata con la collaborazione degli Amici della Galleria\, emerge così un ritratto sfaccettato\, realizzato \ngrazie anche alla presenza di dipinti mai mostrati in un evento pubblico. Le opere conducono il visitatore \nnella fucina di uno sguardo tenacemente personale\, frutto di un’ininterrotta ricerca in grado di percorrere\, \nin più di 70 anni\, tutte le suggestioni del Novecento tenendo ben saldo l’interesse per il figurativo. Affascina \nche molti lavori della mostra popolino normalmente quello spazio magico e intimo che è lo studio di Ugo: \nè in quel laboratorio di creatività che sono maturate negli anni idee nuove e paesaggi affascinanti \ned è cresciuta quella verve che lo caratterizza. \nOltre ad essere momento di riflessione sull’opera\, la mostra è anche segno di quella gratitudine che il Comune \ndi Zoppola vuole continuare a tributare al pittore\, insegnante di molti artisti e cantore del nostro territorio \ndi cui ha narrato le metamorfosi e in cui ha sempre vissuto e amato. \nE’ un inno anche all’amicizia\, quella vera che Ugo ha saputo coltivare nel corso di una lunga carriera con \ni tantissimi artisti friulani\, veneti che oggi hanno accolto l’invito di esporre insieme a lui. \nUn ringraziamento speciale a Ugo Tonizzo per l’entusiasmo e le emozioni che ci ha regalato in questo \npercorso\, alla sua splendida famiglia\, alla generosità degli Amici della Galleria che hanno dedicato tempo\, \nanima e passione per onorare il “Grande Maestro”\, ad Alessandra Santin\, eccellente critica dal cuore grande\, \na Silvio Ornella con il suo sguardo oltre l’immaginario\, a Roberta e Silvia\, straordinarie collaboratrici \ne Giorgio Rosin per la paziente elaborazione dei testi. \n“La Felicità esiste”\, questa è la più bella eredità di un uomo\, un maestro\, un artista. \nIl Sindaco Dott.ssa Francesca Papais \n“Non c’è momento migliore di questo per essere felice” \n(Madre Teresa di Calcutta) \n\nLa Terza Edizione di Arte in Palazzo celebra la vita del decano degli artisti di Zoppola\, il castionese \nUgo Tonizzo\, e le opere degli artisti del Triveneto a lui vicini per sentire e formazione. La pittura\, \ndal punto di vista tecnico\, si impara e si trasmette\, ma ciò che Ugo Tonizzo ci mostra è l’espressione \ndi sensibilità e di essenza che ha contraddistinto la sua arte\, la quale è anche esplorazione delle regioni \npiù profonde dell’intimità individuale. \nUn messaggio di travolgente amore per la vita si snoda tra le tele esposte come un filo rosso che guida \nil visitatore tra equilibrate composizioni floreali\, ricordi di paesaggi naturalistici e delicati volti che\, \nappassionatamente disegnati\, rivelano sentimenti che solo l’animo di un vero artista sa cogliere \ne rendere nella sua essenzialità e forza. \nQueste opere manifestano la presenza dell’umanità in ogni individuo: la positività del messaggio \ndi Tonizzo possa varcare le porte della Galleria Costantini e accompagnarci nel quotidiano. \nSì\, la Felicità esiste. \nIl Conservatore Dott.ssa Roberta Zanchet \n  \n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n\n  \nOrganizzare questa mostra è stato come\, voler proseguire a dialogare con Ugo\, mettendo a fuoco \nquello che negli anni lui ci ha donato. \nPerché Ugo\, decano degli artisti di Zoppola\, è sempre stato un entusiasta e instancabile promoto- \nre delle varie iniziative del territorio\, che profondamente sente e ama\, con le sue luci e sfumature. \nCoinvolgente amico nel dialogo artistico e nel gesto tecnico mai pienamente appagato nella ricerca dei \nmigliori risultati espressivi. \nQuello che doveva essere un modo per onorare un artista e un uomo schietto e sincero\, Ugo con la sua \nironia\, la sua umana saggezza è riuscito ancora una volta a farci da “Maestro” trasmettendo a tutti noi \nil suo bagaglio culturale e artistico acquisito nella sua lunga vita. \nSta a noi saper raccogliere ciò che lui ha saputo seminare\, con i colori della sua tavolozza e la sua innata \ngalanteria … \n… grazie Ugo. \nIl Presidente dell’Associazione “Amici della Galleria Civica d’Arte Celso e Giovanni  \n  \n“LA FELICITÀ ESISTE” di Alessandra Santin  \n\n“La Felicità esiste”\, mi saluta con queste parole definitive il pittore Ugo Tonizzo. Il tono è serio\, convinto\, \ndistante dall’ironia che caratterizza solitamente i suoi dialoghi. C’è una certezza\, una fede nella Felicità che rende \nogni altra affermazione superflua. \n– Io l’ho avvertita qualche rara volta mentre dipingevo\, mentre una ricchezza e un’energia insospettate \nmi permettevano di ricercare quella bellezza che sapevo di poter realizzare con le mie mani\, disegnando e dipingendo. \nMa la vera Felicità mi è apparsa come certezza da poco: come luce e come respiro interiore che mi fanno vivere anche \nquesta parte della vita\, sempre particolarmente difficile\, con una serenità che non mi aspettavo. \nLa Felicità è la mia destinazione -. \nC’è in questo Ugo Tonizzo tutto il fuoco della passione che ha guidato per intero il suo percorso artistico. \nFin dall’inizio (quando si avvicinava alle tecniche del disegno e della pittura attraverso Corsi presso l’Istituto \nVolontà di Roma; frequentando gli Studi di colleghi pittori quali Zuccheri\, Jus\, Tramontin\, …; partecipando a \nconcorsi e ad ex-tempore nazionali… ) nelle sue opere si incontrano presenze ed armonie che fanno riferimento \nal Naturalismo Veneto. \nOgni genere è avvicinato con semplicità ed estrema attenzione. \nI dettagli e gli elementi presenti\, raffigurati così come si vedono\, danno forma alle prime composizioni floreali \nequilibrate\, capaci di accogliere le vibrazioni della luce calda\, al tramonto\, sui fiori umili raccolti negli orti \ne nei piccoli giardini di campagna. In vasi di fortuna questi mazzi naturali convertono le emozioni in petali \nturgidi\, come le poche pennellate necessarie alla loro realizzazione; alcune foglie secche ricordano il trascorrere \ninevitabile del Tempo\, la brevità di certi istanti magici. Questi ultimi dati aggiungono alle classiche Nature \nMorte le preziose categorie dello Still Life e\, per certi aspetti\, anche delle Vanitas\, che l’artista conosce attraverso \nlibri d’arte\, che sfoglia fin da giovane con interesse crescente. \nLa pittura ad olio e gli acquerelli degli anni Cinquanta permettono la realizzazione di paesaggi ancora \nnaturalistici\, che rispondono alle indicazioni dei maestri Pio Rossi e Tullio Silvestri. Entrambi suggeriscono \nl’importanza di affinare le tecniche tradizionali anche attraverso copie di opere (di Tiziano e di Rubens…). \nGli effetti non tardano a venire e sono evidenti nelle opere successive: villaggi rurali\, paesaggi suburbani\, case di \ncampagna povere ma mai disorganiche si valorizzano in sapienti composizioni di masse e colori\, attraverso linee \nprospettiche che guidano lo sguardo verso certi punti focali\, sottolineati da bagliori istantanei\, da penombre \npoetiche e sfuggenti. \nOra\, finalmente\, si tratta di eventi narrati non nella precisione realistica quanto nella profondità di un animo \nsensibile e provato dalla vita\, dalle emozioni\, dai ricordi. \nLe marine in particolare\, o i laghi montani e i corsi d’acqua\, accolgono un desiderio di levità e purezza\, di \nfluidità dello scorrere dei momenti più sereni della giornata\, quando tutto rallenta e il sentire dell’artista \nraggiunge livelli espressivi ed esecutivi particolarmente felici. \nIl presente affiora invece nella realizzazione di Autoritratti e Ritratti di persone vicine all’artista: la Madre\, \nin particolare\, rivela una capacità non solo tecnica nella resa del sentimento e dell’introspezione\, nella volontà \ndi rendere visibile quel lato della personalità\, quel senso dell’umano che solo l’artista sa raccogliere come tratto \nessenziale. Anche le opere di Arte Sacra soffermano l’attenzione sulle relazioni\, sui legami che caratterizzano \nle varie rappresentazioni della Madre col Bambino; queste sì idealizzate e sontuose\, vive di luce propria che si \nespande in luoghi indistinti\, sopra-naturali\, evocativi di un altrove incantato. \nNon sarebbe stato possibile tutto questo lavoro senza il dato tecnico\, che sottende e sostiene ogni opera: la cura \ncon la quale l’artista imposta ogni suo quadro con il disegno. \nRaccolti in quaderni di viaggio\, in blocchi di esercitazioni\, in raccolte di appunti visivi\, i suoi disegni possiedono \nuna compiutezza espressiva\, un’essenzialità e una sensibilità che dichiarano ogni volta e per sempre il bisogno di \nUgo Tonizzo di esprimersi al meglio\, di dirsi ancora e di più. \nIn tutto questo si avvertono forme di generosità\, esigenze di comunicare\, di tramandare e di insegnare\,…\, che \nhanno reso Ugo Tonizzo un docente apprezzato e amato da molti artisti giovani\, da tante persone che per vari \nmotivi hanno frequentato i numerosi Corsi che l’artista ha tenuto in ambito scolastico e presso le Università \ndella Terza Età. \nLa perfetta coerenza\, che caratterizza tanto la vita quanto il percorso artistico e la ricerca tecnica e poetica \ndell’artista\, è felicemente valorizzata dalla Mostra antologica La Felicità esiste\, che l’Amministrazione Comunale \ndi Zoppola e l’Associazione “Amici della Galleria Civica d’Arte Celso e Giovanni Costantini” hanno voluto \nrealizzare presso la prestigiosa sede espositiva della Galleria Civica d’Arte “Celso e Giovanni Costantini” \ndel Comune di Zoppola\, giusto riconoscimento del valore di un artista che ha operato per oltre settant’anni nel \nterritorio. \nA completamento del percorso visivo una collettiva di opere di artisti che nel tempo hanno avuto rapporti \ndi stima e affetto con Ugo Tonizzo\, rende particolarmente significativa e preziosa la visita. \nUn sentito ringraziamento quindi agli artisti e a tutti coloro che hanno reso possibile esporre le opere di: \nGiorgio Bordini\, Luciano Cecchin\, Giorgio Celiberti\, Renzo Codognotto\, Toni De Carli\, Marcello Di \nTommaso\, Emilio Fantuz\, Silvio Fantuz\, Duilio Jus\, Giancarlo Magri\, Luigi Marcon\, Norino Martinis\, \nGiordano Merlo\, Giuseppe Onesti\, Sergio Perini\, Giacomo Petris\, Romano Petris\, Pio Rossi\, Pierino Sam\, Tullio \nSilvestri\, Guglielmo Susanna\, Gaetano Tajariol\, Giancarlo Teardo\, Virgilio Tramontin\, Giovanni Vecchiato\, \nNane Zavagno\, Giuseppe Zigaina\, Mario Zoccolan. \nCiascuno di essi\, unitamente a Ugo Tonizzo\, ha reso il nostro vivere più carico di senso\, più umano\, più vero.
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SUMMARY:B. MOLNÁR ZSUZSA
DESCRIPTION:Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti con i maestri László Andor Kantor e Ridovics\, esponenti dell’associazione dei Pittori Ungheresi. \nStudia nel dipartimento di vetro decorativo e questa passione diventa la sua professione. \nSegue diversi corsi con artisti e scultori professionisti\, quali Kocsis\, Mihály Bakonyi  ed Endre Sipos. \nDal 1997 pittrice viene nominata dalla Società dei Pittori Ungheresi un’artista professionista. \nRappresentata il mistero\,  con acrilici e oli su tela\, sul tema religioso. \nDipinge tutto ciò che la circonda\, ciò che la emoziona\, usando contrasti di colori che rendono l’effervescenza della forma come contrasto tra la realtà e la pace della mente.
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SUMMARY:ED IN MEZZO… PORTOPICCOLO UN LIBRO FOTOGRAFICO DI MARIO VIDOR
DESCRIPTION:..E nel mezzo Portopiccolo \n  \nIl contemporaneo reinterpreta la materia come forza e il vuoto come un campo “potenzialmente attivo”. Secondo la teoria dei campi\, il vuoto “fisico” è una realtà che vive e che s’inseriscenel processo continuo della creazione.  Mario Vidor ancora una volta dimostra la sua vicinanza alle categorie più rappresentative della cultura contemporanea\, e percorre con la sua macchina fotografica un lungo tratto di costa triestina\, a partire dal vuoto simbolico del golfo di Portopiccolo\, che si trova a metà strada tra il castello di Duino e quello di Miramare. Sta giusto nel mezzo\, nota l’artista.\nNel mezzo tra cielo\, terra e mare e rappresenta simbolicamente il giusto punto di relazione da cui partire per un viaggio di conoscenza e scoperta di questo territorio: in mezzo tra un passato di natura e un presente di esistenza vitale.\nA caratterizzare lo sguardo dell’artista il desiderio di cogliere le diverse specificità\, di rendere la complessità e la dimensione del divenire che qualificano non solo l’ambiente\, ma soprattutto la vita che in esso si sviluppa.\nFiori spontanei illuminano gli scogli; allevamenti di mitili disegnano splendide geometrie sul mare; gabbiani e cormorani si riposano sui moli; terre e pietre arse dal sole\, percorse dal vento delineano il profilo morbido del Carso\, attraversato da sentieri naturalistici e culturali. I Castelli e i loro parchi\, le fontane\, le sculture\, i bambini in gioco\, le persone in visita\, i dettagli e le testimonianze del passato e del presente\, tutto merita l’attenzione partecipata di Mario Vidor che sceglie il quotidiano\, i colori e le luci del presente per restituire atmosfere reali.\nIl centro di Portopiccolo offre spunti particolari di confronto e apprezzamento\, tanto per la costruzione quanto per il progetto e la riqualificazione di un territorio ferito dai lavori di cava\, abbandonati da tempo. Mario Vidor cerca tracce di questo passaggio in quanto riflessioni che riguardano tutti quegli aspetti naturalistici\, storici e sociali ad essi sottesi: tutto ciò gli permette l’utilizzo di atteggiamenti estetici fondati sulle relazioni culturalmente determinate\, esistenti tra scelte architettoniche e visioni del mondo. La forma che autosignifica\, l’ordine ricercato\, l’equilibrio strutturale\, l’esteriorizzazione della norma altro non sono che espressioni della concezione dell’arte di Mario Vidor. Attraverso la fotografia egli estrae la sostanza delle azioni vitali che classifica e descrive\, secondo teorie formalistiche contemporanee all’interno di un astratto mondo di archetipi atemporali.\nAlessandra Santin \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nMARIO VIDOR è nato nel 1948 a Farra di Soligo\, Italia. Ha tenuto numerosissime mostre personali nelle principali città italiane ed estere tra le quali Pechino\, New York\, Vancouver. Affascinato dalla pittura e dai grandi artisti del ‘900\, nelle sue opere racchiude l’interesse sia per il paesaggio contemporaneo\, che per l’equilibrio e l’armonia del corpo umano. \n 
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SUMMARY:IL MUSEO DEL MONDO
DESCRIPTION:“IL MUSEO DEL MONDO” di Melania Mazzucco \n \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n  \nOgni quadro\, ogni opera vista in una chiesa o esposta in una galleria\, lascia qualcosa a chi la guarda. E ogni incontro fortuito può tramutarsi in un vero e proprio innamoramento\, in una folgorazione\, addirittura in una rivelazione. L’inizio di un’avventura. Create per fede o per soldi\, per mestiere o per amore\, le opere d’arte che Melania Mazzucco non è mai riuscita a dimenticare abbracciano cinque continenti\, dall’antichità ai giorni nostri. Create come amuleti\, preghiere o bestemmie\, da uomini e donne\, cacciatori e stregoni\, assassini e santi\, illetterati e intellettuali\, nessun museo reale riuscirebbe mai a contenerle. Un museo immaginario\, invece\, potrebbe dimostrarsi all’altezza dell’impresa. Tra i dipinti più amati\, Mazzucco ne ha selezionati cinquantadue – “solo opere di artisti coi quali vale la pena trascorrere del tempo” – e\, dopo una rigorosa selezione\, ha deciso di raccontarli su “Repubblica” nell’arco di un anno\, in una rubrica settimanale. Questo volume raccoglie le storie e le immagini di quelle opere che diventano presenza\, specchio di un pensiero\, indelebile emozione\, scintilla di significato del mondo. \n 
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SUMMARY:KŐBÁNYAI FINE AND APPLIED ARTISTS ASSOCIATION
DESCRIPTION:Dal 01 al 30 Novembre 2015\, presso la galleria d’arte dell’Hotel Museum Budapest\, la Fondazione ha ospitato la mostra collettiva di 12 membri della “Kőbányai Fine and Applied Artists Association”.
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SUMMARY:TURCSÁNYI GYULA
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SUMMARY:KOSCH PÉTER
DESCRIPTION:Noto grafico ungherese\, nato nel 1948. \nZoltan Nagy e John Kass di Belle Arti di Budapest sono stati suoi maestri. \nHa compiuto numerosi viaggi di studio in Transilvania\, Germania\, Svezia\, Paesi Bassi e Austria. \nHa conseguito numerosi premi tra cui il Terzo premio al Advertising Association. \nIn chiave moderna e grottesca rappresenta le opere degli antichi artisti ungheresi e le tradizioni popolari arcaiche. \nE’ autore di molti manifesti pubblicitari\, loghi\, gigantografie. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\n 
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SUMMARY:Tényi Katalin
DESCRIPTION:Grafica\, ha frequentato  la Scuola di Belle Arti Applicate di Textile. \nDal 1992 è illustratrice di libri e grafica pubblicitaria. \n 
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SUMMARY:FOHL FERENC
DESCRIPTION:“Poche parole su di me.  Al primo tentativo sono stato ammesso all’Universitá Politecnica \, dove sono diventato un ingegnere meccanico. \nDopo il cambio del regime ho ottenuto la seconda laurea in economia e commercio e da li mi guadagno per vivere come commercialista. \nAll’epoca i miei professori  mi diedero un insegnamento prezioso per la vita: degni successori di Kandó e Jendrassik possiamo realizzarci solo se cerchiamo instancabili risposte sensate a domande significative. \nIl professore Máriási Iván (Masznyik Iván) al dipartimento di disegno architettonico mi prese sotto la sua ala\, seguendomi come se fossi un alunno privato. \nDopo un paio di mesi mi fece conoscere il sig. Barcsay Jenő. Insieme si offrirono di insegnarmi tutto quello che sapevano\, ma avrei perso il mio talento innato sotto la loro influenza. \nRipenso sempre al mio maestro con immenso gratitudine\, lui mi insegnò come poter essere maestro e alunno contemporaneamente\, un autodidatta come Dalí.\nDa circa 40anni la pittura è la mia ossessione. \n\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n			\n				\n			\n		\n\nNel 2008\, col mio caro amico Ruttka Feri\, abbiamo fondato il museo “Fohlart Ruttka e amici”. Ruttka Feri ha dipinto e donato al Vaticano i ritratti di due Papi. \nNel 2013 il Fohlart é stato assorbito dal Museo degli artisti\, fondatori : Aknay János\, Szkok Iván. \nNel 2011 ho presentato la mostra “Poesia col pennello” presso la galleria dell’Hotel Museum Budapest ed ora sto presentando una nuova mostra intitolata “Assurdo e Satira della Pittura Grottesca”. \nL’anno prossimo presenterò nell’Abazia di Tihany “L’intuizione del degrado”. \nUna selezione dei miei dipinti si possono vedere al sito www.fohlart.hu.”
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LOCATION:Museum Hotel Budapest\, Trefort utca 2\, Budapest\, 1088\, Ungheria
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SUMMARY:FOHL FERENC
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SUMMARY:Mario Vidor - PRELUDIO DEL TEMPO PRIMA
DESCRIPTION:Mario Vidor \n“Preludio- del tempo prima” \nAl “Bistrot de Venise”\, dal 02 al 16 Aprile\, Mario Vidor ha presentato una selezione di scatti inediti\, tratti dal suo nuovo libro fotografico\, nel quale si cimenta nuovamente con il tema del tempo\, che gli è particolarmente congeniale. Lo affronta\, stavolta\, ritraendo fotograficamente quei momenti che vengono definiti “del preludio”\, quando si genera visivamente la percezione di eventi a venire. \nLa mostra ha avuto il patrocinio della Federezione Italiana Associazioni Fotografiche FIAF.
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